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Cronaca

Falsifica il voto di laurea per avere il posto da insegnante in una scuola superiore di Terni

Assolto in primo grado, il 48enne ternano è stato poi condannato dalla Corte di cassazione: dovrà risarcire il collega che è stato “scavalcato” in graduatoria

L’inghippo è emerso quando il collega superato nella graduatoria ha chiesto di andare a vedere le carte. E spulciando fra i documenti, ha scoperto che il voto riportato nell’autocertificazione era più basso di quello effettivamente ottenuto e registrato nel certificato di laurea.

Nei guai è finito un ternano di 48 anni che, dopo l’assoluzione in primo grado da parte del tribunale di Terni, è stato condannato dalla Corte di cassazione  "per avere autocertificato il proprio voto di laurea in ingegneria in 94/100, invece dei reali 92/100, e ciò al fine di ottenere di essere assunto come insegnante presso un istituto tecnico superiore” di Terni, “a preferenza” del collega che si è poi costituito parte civile nel processo e per il quale è stato stabilito un risarcimento dei "danni patiti (...) da liquidarsi in separato giudizio civile”.

In pratica, nell’autocertificazione necessaria per essere inserito nella graduatoria dalla quale si sarebbe attinto per l’assunzione dell’insegnante, era stata riportata una votazione più alta rispetto a quella ottenuta. “Incremento” che aveva consentito all’ingegnere di superare il collega il quale – però – aveva voluto verificare se le cose stessero effettivamente in quel modo. Da qui la richiesta di accesso agli atti e quella – da parte della scuola – di produzione del certificato di laurea.

Nella sentenza, la suprema corte sottolinea come “l’imputato fosse a piena conoscenza del fatto che tale innalzamento avrebbe comportato l’assegnazione di un ulteriore punto nella graduatoria (per essere stato inserito anche in quella del precedente triennio), essenziale per superare il punteggio raggiunto dalla parte civile”.

Che la correzione sia stata dolosa e non frutto di una svista – per i giudici di Cassazione – è anche dimostrato dalle testimonianze rese dalla segretaria e dalla dirigente dell’istituto superiore ternano che hanno riferito che “il certificato di laurea, da cui era emersa la falsità ideologica dell’autocertificazione del voto finale – spiega la sentenza - non era stato affatto prodotto dal medesimo imputato contestualmente al documento falso, ma era stato depositato solo dopo che ne era stata sollecitata la consegna dall’impiegata del plesso scolastico proprio e solo a seguito dell’istanza di accesso agli atti della parte civile”.

Elementi che dunque sono stati ritenuti sufficienti a confermare la condanna d’appello: l’ingegnere ternano dovrà dunque risarcire il collega superato “col trucco” e farsi carico anche delle spese legali sostenute per portare la questione di fronte alla Cassazione.

“La Corte di appello di Perugia non ha condannato l’insegnante per il reato di falso – spiega il legale dell’imputato, l’avvocato Federico Novelli - Il mio assistito non ha riportato alcuna condanna né per il reato di falso né per altro reato. Il tribunale di Terni ha assolto l’insegnante. La sentenza è stata impugnata per le sole statuizioni civili e la Corte di appello l’ha riformata solo sulle statuizioni civili, condannandolo esclusivamente al risarcimento del danno”.

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