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Vaccinazioni nelle farmacie di Terni: “Solo tre hanno un locale idoneo. Ogni inoculazione costa cinque volte il compenso elargito”

Audizione di Stefano Minucci e Nicola Nulli Pero rispettivamente amministratore unico e dirigente di Farmacia Terni a seguito dell’atto presentato dal Movimento Cinque Stelle

Un atto di indirizzo, presentato dai consiglieri del Movimento Cinque Stelle e nello specifico da Federico Pasculli, all’ordine del giorno della seconda e terza commissione consiliare congiunta. Sono stati auditi Stefano Minucci e Nicola Nulli Pero, rispettivamente amministratore unico e dirigente di Farmacia Terni, per avere un quadro della situazione sulla possibilità di attivare il ‘Modello Genova’ anche in città, per ciò che concerne la campagna vaccinale.

“Sussistono dei problemi organizzativi e di costi”, esordisce Stefano Minucci. “Tra le nove farmacie di cui disponiamo, solamente tre possono avere un locale idoneo per la vaccinazione. I farmacisti sono stati tutti invitati a partecipare al corso per essere abilitati all’inoculazione. Quasi tutti hanno raccolto il nostro invito. Se manteniamo una media simile a quelle delle farmacie genovesi, potremmo arrivare a vaccinare una ventina di persona al giorno”. Un investimento oneroso: “Ogni inoculazione costerebbe più di cinque volte il compenso di 6 euro, che viene elargito dalla regione. Si pensi alla presenza del medico, all’acquisto di presidi come il carrello, ovvero un’attrezzatura che contiene materiale necessario per il primo intervento (2.000 euro ndr). Inoltre da ricordare anche il costo del personale, retribuito normalmente, però sottratto all’attività. Una campagna di vaccinazione potrebbe costare qualche decina di migliaia di euro, all’ente proprietario. Nella farmacia si può ospitare solo un paziente per volta, per motivi di spazio. Al massimo due pazienti all’ora. Con dodici euro all’ora, non riusciremo a retribuire dignitosamente i professionisti. Senza dimenticare un altro ed ulteriore problema, relativo alla responsabilità. Se un farmacista lavora 6/7 ore al giorno, più di altrettanti vaccini non si possono fare. Una volta fatti i conti sottoporremmo il tutto alla proprietà. Noi siamo pronti sia per l’individuazione degli spazi che in termini di preparazione dei professionisti”.

L’intervento di Nulli Pero: “Essendo un’azienda pubblica dobbiamo adottare le necessarie cautele, prima di cominciare un’avventura insidiosa. Le farmacie individuabili potrebbero essere due/tre. Nella fattispecie Corso Tacito (al piano superiore ci sono due stanze). La seconda è situata in via dei Piana dei Greci e detiene un ingresso separato che potrebbe tornare utile ed allestire lo spazio necessario per l’intervento. Infine Porta Sant’Angelo la quale sconta comunque dei limiti di spazio. Tuttavia, sarebbe impossibile gestire la compresenza di più persone”.

Diversi gli interventi dei consiglieri presenti. Il capogruppo Alessandro Gentiletti ha dichiarato: “L’amministrazione si deve tenere pronta. Una volta superata la fase dedicata alle categorie prioritarie, sarà necessario favorire una campagna diffusa che veda una vaccinazione da parte di tutta la collettività. Se le farmacie saranno messe in grado di operare da parte dall’amministrazione, sia da un punto di vista delle risorse che degli spazi, riteniamo sia fondamentale il loro intervento. Iniziare a ragionare ora per essere pronti un domani”. A seguire il capogruppo Doriana Musacchi: “Spalmare le vaccinazioni sul territorio faciliterebbe alcune categorie. Ad esempio, in via Bramante non si possono incentrare troppe attività.” Il capogruppo Michele Rossi: “Il coinvolgimento ha un senso solo in termini di prossimità e vicinanza. Occorre valutare i costi dell’operazione. Condivido dunque l’approccio di prudenza”. Infine Luca Simonetti: “In questo momento chi lavora in ambito sanitario deve dare il proprio contributo. La campagna vaccinale rappresenta l’aspetto preponderante. A Genova si ragiona per superare la criticità. Nella nostra regione invece non pare ci sia questa volontà”.

Nella fase successiva, dichiarazioni di voto, la presidente Rita Pepegna ha aggiunto: “Venti somministrazioni sono poche. Comunque fanno la somma complessiva. L’atto è sicuramente utile, tenendo conto di tutti gli approfondimenti necessari”. “Non possiamo scaricare su Farmacie Terni le carenze del piano. Mi fa piacere che si stava già muovendo. Mi sento dunque di augurare all’azienda di valutare costi/benefici. Qualsiasi contributo va bene ma dobbiamo ricordare che noi amministriamo un’azienda pubblica, a tutela dei nostri cittadini” ha asserito infine Lucia Dominici. L'atto è stato approvato all'unanimità. 

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