Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca Narni

Agguati nel bosco, inseguimenti e minacce: così la fine di una storia d’amore si trasforma in un incubo

Trentenne narnese pronto a denunciare i familiari della ragazza con cui intratteneva una relazione: “Vere e proprie azioni terroristiche, adesso temo per me e per i miei cari”

Sono gli ultimi giorni di dicembre del 2019. Lui, trentenne narnese che ora vive nel Reatino, arriva nei pressi della casa della ragazza con cui intratteneva una relazione. Ma si accorge che il padre e il fratello della giovane si avvicinano (“…assaliti da non so quale sentimento, comunque di violenza…”) e parcheggiano le loro automobili in modo da bloccare la vettura del trentenne.

Comincia così l’incubo che il giovane si trova a vivere da più di un anno. L’ultimo episodio ricostruito nella denuncia che il ragazzo ha presentato ai carabinieri, porta infatti la data dello scorso 11 maggio.

Quella sera di dicembre, vedendo le auto che bloccano la sua, il ragazzo viene colto dal terrore. Si nasconde e aspetta. Passano alcune ore, ma la situazione non cambia. Anzi, peggiora: perché è stata avvicinata anche un’altra vettura, che blocca ulteriormente ogni possibile via di fuga. A questo punto, il trentenne chiama al telefono un suo amico. Che arriva in pochi minuti e si rende conto anche lui della situazione.

Dal nulla – così ricostruisce la denuncia – spuntano i due uomini che aprono lo sportello destro della vettura, convinti che all’interno ci fosse il ragazzo. Trovano però l’amico, al quale rivolgono lo stesso pesanti accuse e minacce: “Tanto stasera ci scappa il morto”.

La persona intervenuta mantiene la calma e allerta i carabinieri. Ai militari padre e figlio raccontano di essere intervenuti perché il trentenne sarebbe entrato in casa della figlia compiendo un’effrazione. I carabinieri verificano e scoprono – anche sentendo la giovane – che non c’è stata alcuna effrazione.

“Da quell’evento – scrive il ragazzo nella denuncia - posso confermare che è iniziata una vera e propria caccia all’uomo rivolta nei miei confronti che mi ha gettato in un continuo stato di paura, prostrazione e preoccupazione soprattutto nei confronti della mia famiglia”.

A giugno 2020 il giovane si trova in macchina e all’improvviso si accorge di essere inseguito sempre dal padre e dal fratello della ragazza. “Mi lampeggiavano, dicendo di fermarmi”. Preso dal panico, fa ritorno verso casa dove, poco dopo, lo raggiungono i carabinieri per verificare se fosse stata vera l’accusa per la quale avesse sparato in aria cinque colpi di arma da fuoco. Perquisita la vettura, i carabinieri non trovano nulla.

Lo scorso 11 maggio, nei dintorni di Narni, il ragazzo si accorge di nuovo di essere inseguito. Ma in macchina con lui ci sono altre persone che vengono notate dagli “inseguitori” che – dunque – mollano la presa.

marini_1-2“Non sono autorizzato a rilasciare dichiarazioni su questi episodi – spiega l’avvocato Giacomo Marini – ma data la gravità degli episodi che sono stati ricostruiti faremo del tutto per arrivare alla verità”.

“Inizio a temere per la mia incolumità personale e familiare: non è la prima volta che queste persone intentano azioni a dir poco terroristiche nei miei confronti, gettando me e la mia famiglia in uno stato di vero terrore”.

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