Cronaca Centro

Un anno dopo Flavio e Gianluca, don Antonio Coluccia: “Terni, devi svegliarti”

In Duomo la cerimonia in ricordo dei due giovani, con familiari, amici e autorità: “Siamo tutti responsabili, i ragazzi uccisi anche dalla nostra indifferenza”

“Vorrei vedere il nome di Terni non più accostato alla morte per droga, ma a una vita nuova”. Un appello accorato, Vangelo alla mano, quello di don Antonio Coluccia, il “prete antidroga” che mercoledì pomeriggio ha concelebrato la messa in Duomo in ricordo di Flavio e Gianluca, scomparsi il 7 luglio scorso dopo aver assunto metadone. Una cerimonia sentita a cui hanno preso parte i parenti dei due ragazzi, un gruppo di amici e rappresentanti delle istituzioni. Presenti l’assessore al Welfare del Comune di Terni Cristiano Ceccotti e anche Antonio Pignataro, ex questore di Macerata ora in servizio a Roma, molto attivo sul fronte antidroga. E da Roma arriva anche don Antonio, celebre in tutta Italia per la sua lotta alla criminalità e allo spaccio nella capitale. A celebrare la messa con lui anche don Alessandro Rossini e don Claudio, dell’oratorio don Giovanni Bosco. 

“Chi uccide i ragazzi che muoiono per droga?”, si è chiesto don Antonio durante il suo intervento. “Li uccide anche la nostra indifferenza. La droga è l’ultimo step di un percorso, è il capolinea. Ma tutti noi dobbiamo sentirci responsabili, tutti noi abbiamo responsabilità. La droga è una cultura della morte. E non esistono droghe leggere o droghe pesanti: la droga è morte. Ognuno di noi, ogni cristiano, deve combattere questa schiavitù e fare il proprio, soprattutto noi adulti nei confronti dei nostri ragazzi. Io porto sempre ad esempio quella che io chiamo la regola delle tre P: pochi piccoli passi. Tutti noi possiamo compierli insieme agli altri, per crescere tutti insieme. E se oggi Terni si accosta alla parola droga, io voglio invece che Terni sia accostata al concetto di nuova vita”. 

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