Furti, spaccio e prostituzione: i reati che parlano un’altra lingua

Sono circa 7.000 i delitti denunciati negli ultimi dodici mesi, poco meno del 30% è commesso da stranieri. La percentuale si riflette dietro le sbarre: a Terni un detenuto su tre non è italiano

I delitti sono in calo, la paura no. Si scrive “percezione della sicurezza”, si traduce con l’ansia di diventare vittima. Di un furto, uno scippo, un tentativo di violenza. Nonostante i reati – tutti, tranne quelli più subdoli, come usura ed estorsione – siano in flessione. Un cane che si morde la coda.

I dati

Il trend della situazione criminalità viene confermato dalle statistiche diffuse dalle forze dell’ordine e ratificate dal ministero dell’Interno. I reati a Terni diminuiscono di anno in anno. “Si è fatto molto, si può fare di più”, dice il questore Antonio Messineo nell’intervista rilasciata a Terni Today. Perché comunque, settemila e passa denunce sono tante: si tratta di quasi un reato ogni ora. Potrebbe andare meglio, ma anche peggio. Perché i cosiddetti “reati predatori” – come furti, scippi o rapine – si assottigliano. E questo dovrebbe contribuire a far accrescere il senso di sicurezza dei cittadini. Altri reati, quelli considerati “spia”, non ci sono. Anche se nell’ombra – dice un dossier elaborato un paio di anni fa dal Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Perugia per conto della Regione Umbria – altri crimini stanno diffondendosi. Si tratta di fenomeni estorsivi e, soprattutto, di usura. Piaghe silenziose e dolorose, che si allargano quando intorno trovano terreni fragili, come quello di oggi fiaccato da una lunga ed insistente crisi economica.

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Chi delinque

“Terni città satura di stranieri, con alcune zone off-limits per i ternani”, dice invece in una intervista televisiva a La7 il sindaco Leonardo Latini. Così come per i delitti, anche in questo caso i numeri possono contribuire a disegnare contorni più definiti di una realtà comunque complessa e dentro la quale giocano un ruolo significativo sensibilità ed esperienze personali. Comunque, rispetto al numero complessivo di delitti per i quali si scopre l’autore, quelli da ascrivere a carico di soggetti stranieri sono circa il 30%. Ma dentro questa percentuale occorre fare delle differenze. Perché alcuni crimini sono quasi una “esclusiva” di chi parla un’altra lingua. Il racket della prostituzione, ad esempio, gestito in maniera quasi totale da criminalità albanese e rumena. O lo spaccio di droga. Facendo, anche qui, delle riflessioni. Il traffico di droga è infatti a soggetti radicati sul territorio italiano. In particolare, per Terni le indagini portano tutte alla Campania e ad un dominio pressoché totale del clan dei casalesi.  Che, a loro volta, ingaggiano spacciatori – spesso stranieri – a cui affidare il lavoro sporco. Borseggi, scippi e microcriminalità sono spesso appannaggio quasi totale degli stranieri che però poi si avvalgono di criminalità locale nel momento in cui c’è bisogno di riciclare la refurtiva. C’è dunque un circolo vizioso che può essere diviso a metà: chi vende la droga è per lo più straniero, ma chi la acquista no. Chi ruba, spesso, ha un passaporto – vero o fasullo che sia – di un altro Paese. Chi lucra su quei furti, nella maggior parte dei casi ha radici molto locali. In una proporzione che si riflette su quella che è la realtà dietro le sbarre. Nella casa circondariale di Sabbione sono reclusi 436 detenuti (dati del ministero della Giustizia aggiornati al 30 giugno 2018) rispetto ad una capienza regolamentare di 411 posti. Gli stranieri detenuti sono 120. Poco meno di uno su tre.

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