Galleria dei veleni, le carte del tribunale: il cromo esavalente arriva dalla discarica Valle

La relazione dei periti Pavan e Sanna: infiltrazioni di acque contaminate da metalli. Il Movimento 5 Stelle: la Regione dice sciocchezze, cosa è stato fatto in questi anni per fermare un simile scempio contro la salute e l’ambiente?

La bagarre politica lascia spazio alle carte del tribunale. E la relazione firmata da Ivo Pavan e Massimo Satta, incaricati dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni, il compianto Maurizio Santoloci, benché datata (è stata conclusa dopo quattro mesi di indagine nell’autunno del 2014) spiega in maniera chiara – e confortata da accertamenti tecnici, dati ed analisi specifiche – l’origine delle infiltrazioni rilevate all’interno della galleria Tescino.

La questione torna oggi di stringente attualità perché è stata oggetto di recente dibattito in consiglio regionale. Chiamata in causa dal Movimento 5 Stelle sulla galleria Tescino e sugli eventuali legami tra Acciaieria e veleni, l’assessore regionale all’ambiente, Fernanda Cecchini.
“In Umbria – era la questione posta da Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari - esiste un sito che, da circa un secolo, accoglie alcune decine di milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Si tratta della discarica prima di vocabolo Pentima e poi di vocabolo Valle, in gestione dagli anni ‘90 alla società Thyssen. Si tratta di volumi che non hanno pari nel Centro Italia e che vengono disposti in un'area collocata a un passo dalla cascata delle Marmore”.

“Il polo di Terni ha una autorizzazione del 2001 a cui sono seguiti circa 50 provvedimenti di aggiornamento, molti rilasciati dalla Provincia e poi dalla Regione. Nell’Aia del 2010 è compresa anche la discarica di vocabolo Valle. La sua capacità residua, che non è mai stata ampliata, garantirà ancora per molti anni il conferimento di scorie già sottoposte al processo di recupero di residui ferrosi. Circa 300 tonnellate l’anno finiscono in discarica, che diminuiranno con le procedure di riciclo. Dalla sua realizzazione ad oggi – è stata la risposta di Cecchini - non si sono registrate contaminazioni, essendoci un sistema di impermeabilizzazione. Nei pressi ci sono altri vecchie discariche, che rientrano nei siti nazionali da bonificare, che hanno invece portato a contaminazioni legate al cromo. L’attività produttiva di Ast e il conferimento delle scorie non è stata mai collegata alla contaminazione registrata”.

Parole che lo stesso Liberati e il senatore Stefano Lucidi bollano come “sciocchezze”, alle quali viene invece contrapposta la perizia tecnica disposta dal tribunale nell’ambito del procedimento avviato per fare luce sulla galleria dei veleni.

Il dossier di Pavan e Satta doveva rispondere a tre quesiti: se l’acqua infiltrata nella galleria Tescino fosse contaminata (le sue caratteristiche e le eventuali sostanze inquinanti) e la fonte dell’inquinamento. Ecco le conclusioni dei due esperti.

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“Per quanto riguarda il primo quesito, concernente quali siano le caratteristiche chimico-fisiche delle acque di infiltrazioni rinvenibili nella galleria Tescino, i dati analitici e quelli rilevati nel corso dell’indagine evidenziano trattarsi di acque naturali contaminate da inquinanti diversi principalmente di origine inorganica, quali: cromo totale, cromo VI, nichel, alluminio, antimonio, manganese e nitriti con ridotte tracce di inquinamento di origine fecale. Per quanto riguarda il secondo quesito, concernente se le acque di infiltrazione all’interno della galleria Tescino presentino un principio di contaminazione, la risposta è affermativa, infatti i dati analitici relativi alle acqua di infiltrazione in galleria (...) evidenziano concentrazioni superiori a quelle stabilite (...). Per quanto riguarda il terzo quesito concernente se, ove riscontrato un principio di contaminazione, questo possa essere posto in nesso causale con eventuali fenomeni di percolazione originati dalla sovrastante discarica di Rsu nonché dalla discarica della ThyssenKrupp contenenti scorie, nonché da materiali usati per la costruzione della galleria Tescino o da altre infrastrutture di collegamento, si evidenzia quanto segue. Tra quelli indagati, il vero tracciante utile ad individuare l’origine delle acque di infiltrazione in galleria è il cromo esavalente. Il Cr VI è presente nei percolati delle discariche Ast che contengono scorie e fanghi di acciaieria e non è invece presente nel percolato Rsu: pertanto le discariche di rifiuti industriali (scorie e fanghi di acciaieria) sono l0unica fonte rilevante di Cr VI di origine antropica presente nell’area della galleria (...). La variabilità della concentrazione del Cr VI nelle acque di infiltrazione della galleria e nei pozzi piezometrici di controllo della falda superficiale può trovare la sua spiegazione solo nella diversità delle scorie di acciaieria che vengono prodotte nello stabilimento di Terni e portate nella discarica Valle”.

Cromo esavalente a Terni, i dati di Arpa

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