Cronaca

“Schiavi” degli strozzini fra debiti raddoppiati e minacce di violenza sessuale: cinque arresti

Operazione dei carabinieri fra Viterbo, Terni e Orvieto dopo la denuncia di una coppia di imprenditori. Gli inquirenti: “Per un prestito di 90mila, nel giro di poche settimane è stata intimata la corresponsione di oltre 230mila euro”. I dettagli

Una “strozzante voragine debitoria”. Qualche esempio? “Per un prestito di 45mila euro, in sette giorni l’usurato ha dovuto restituire ben 60mila euro, oppure per un altro prestito di 90mila, nel giro di poche settimane è stata intimata la corresponsione di oltre 230mila euro”.

Lo scrivono in una nota la procura della Repubblica di Viterbo e i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, illustrando i dettagli di una operazione che ha portato all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare – in carcere e ai domiciliari – nei confronti di cinque soggetti. Si tratta, nel dettaglio, di una coppia di italiani residenti a Viterbo, un altro italiano residente a Soriano nel Cimino, un italiano residente a Castel Giorgio (Terni) e un albanese residente a Terni. Per tutti l’accusa è usura e tentata estorsione.

L’indagine, coordinata in collaborazione con i carabinieri di Terni e Orvieto, è iniziata lo scorso mese di ottobre, a seguito della denuncia di un’imprenditrice nel campo della ristorazione e della vendita di prodotti ittici che “esasperata per le intimidazioni subite” si è rivolta alla procura della Repubblica di Viterbo, denunciando “di essere vittima, insieme al compagno, dei delitti di usura e tentativi di estorsione, posti in essere da un gruppo di soggetti, italiani e stranieri, residenti tra le province di Viterbo e Terni”.

“Le indagini, sviluppate dal nucleo investigativo con il coordinamento della procura della repubblica, hanno permesso di stabilire che, da lungo tempo, l’imprenditore (compagno della denunciante) per far fronte alle sue gravi difficoltà economiche, derivanti non solo da negative vicende aziendali ma anche da problemi personali, si era rivolto a un gruppo di soggetti ai quali aveva chiesto di finanziare alcune sue iniziative imprenditoriali per le quali si ipotizzavano lauti guadagni. I predetti finanziatori, nel cui codice comportamentale non era contemplato il cosiddetto rischio d’impresa, si consorziavano fornendo liquidità all’imprenditore e pretendendo, in ogni caso, la restituzione delle somme di denaro date in prestito, maggiorate di interessi esorbitanti”.

E per far capire il giro d’affari dei “cravattari” e le loro richieste esorbitanti, gli inquirenti citano “un prestito di 45mila euro” per il quale “in sette giorni l’usurato ha dovuto restituire ben 60mila euro” e “un altro prestito di 90mila” che “nel giro di poche settimane è stata intimata la corresponsione di oltre 230mila euro”.

Un vortice di denaro che ha ingoiato le vittime degli strozzini, costretti a fare ricorso ad altri prestiti, “cadendo così in una strozzante voragine debitoria”.

“La decisione di rivolgersi alle autorità – affermano gli inquirenti – è maturata quando le richieste usurarie sono state accompagnate da gravi intimidazioni, sfociate in minacce di morte o di violenza sessuale nei confronti non solo delle vittime ma anche dei familiari, in aggressioni fisiche nel luogo di lavoro, nella sottrazione di autovetture e altro. I carabinieri sono riusciti a scongiurare un progetto di aggressione fisica ideato nei confronti delle vittime agli inizi del mese di gennaio”.

Tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere per la coppia di italiani residenti a Viterbo, per la persona residente a Soriano nel Cimino, mentre la persona di Castel Giorgio e l’albanese residente a Terni – su disposizione del gip del tribunale di Viterbo – si trovano ai domiciliari.

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