Giustizia, vecchie leggi e nuovi programmi: il valzer del Tribunale

Oltre undicimila processi pendenti tra civile e penale e un futuro incerto: le ombre sul “palazzaccio” di Terni. E il contratto di Governo tra Lega e 5 Stelle rimette in pista Orvieto

Il tribunale di Terni in corso del Popolo

La riforma della geografia giudiziaria del Belpaese sta ancora facendo sentire i suoi effetti sull’Umbria. Accorpamenti e malumori hanno dato un nuovo volto all’amministrazione della giustizia, portando Orvieto sotto le competenze di Terni. Il colpo è stato assorbito, ma la coda dei procedimenti da smaltire è però ancora lunga e il futuro del “palazzaccio” della città dell’acciaio appare contornato di ombre tra leggi che devono ancora trovare piena applicazione e contratti di governo che invece affermano il contrario di quanto fatto fino ad ora.

I numeri

Il tribunale di Terni deve smaltire oltre 11.500 procedimenti fra sezione penale e civile. In particolare, nel corso del 2017 – sono gli ultimi dati disponibili – 3.894 procedimenti penali (oltre 1.500 processi di primo grado e più di 2.500 indagini preliminari) e ne sono stati definiti 3.604 (1.200 processi di primo grado e 2.200 udienze preliminari). I numeri dell’arretrato sono questi: al 31 dicembre 2014 c’erano da smaltire 3.662 procedimenti che sono diventati 4.137 alla fine dello scorso anno, con un incremento di oltre il 13%. Probabilmente anche a causa della mole di lavoro arrivata dalla rupe orvietana.
Per quanto riguarda l’area civile, la situazione è ancora più complicata. Nel 2017, tra esecuzioni mobiliari e immobiliari, istanze di fallimento e altre procedure concorsuali, i procedimenti iscritti sono stati 1.541 e ne sono stati definiti 1.824, intaccando così anche la coda che veniva dagli anni precedenti. E così, rispetto ai 2.420 procedimenti pendenti iscritti al 31/12/2014 ce ne sono da smaltire 1.972, il 18,5-% in meno.
Nell’area Sicid (affari, previdenza, contenzioso) ad inizio 2017, la “montagna” era composta da 5.244 fascicoli. A fine anno, ne sono stati chiusi 5.486: i “pendenti” sono così passati da 6.660 del 2014 ai 5.466 di fine 2017 (-17,9%).

I rischi del fallimento

Se insomma giudici e magistrati stanno rimboccandosi le mani per cercare di fari funzionare le cose, il legislatore sembra voler complicare la vita a tutti i costi. Proponendo, da una parte, ancora cambi e spostamenti. E auspicando, dall’altra, un colpo di spugna sulla riforma che oggi si tenta, a fatica, di mettere a regime.
Il primo punto interrogativo nasce con la legge 155 del 19 ottobre 2017, che introduce nuove regole per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. In particolare, l’articolo 2, comma 1, lettera n, dice di voler “assicurare la specializzazione dei giudici addetti alla materia concorsuale, con adeguamento degli organici degli uffici giudiziari la cui competenza risulti ampliata, attribuendo ai tribunali sede delle sezioni specializzate in materia di impresa la competenza sulle procedure concorsuali e sulle cause che da esse derivano, relative alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione” e ancora “individuando tra i tribunali esistenti, quelli competenti alla trattazione delle procedure concorsuali relative alle imprese (…) sulla base di criteri oggettivi e omogenei basati sui seguenti indicatori”. Parole che vanno tradotte e interpretate ma che, ad esempio, hanno sollecitato l’attenzione del consigliere regionale Emanuele Fiorini (Lega) che ha presentato una mozione all’esecutivo di Palazzo Donini che, raccogliendo “l’allarme lanciato dagli ordini professionali degli avvocati e dei commercialisti” rispetto al fatto che “tale norma potrebbe condurre alla istituzione di una sezione unica fallimentare nel capoluogo regionale, sopprimendo la relativa sezione del Tribunale di Terni”, chiede di “intraprendere tutte le misure necessarie, anche presso il governo nazionale, per scongiurare la soppressione della sezione fallimentare del Tribunale di Temi”.  

Speranza gialloverde

A pagina 22, capitolo 12 (“Giustizia rapida ed efficiente) del contratto di governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle ci sono però alcune righe che potrebbero far ben sperare: “Occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria - modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni - con l’obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese”. Come e quando la proposta potrebbe diventare concreta, il contratto non lo dice. Certo è che significherebbe rimescolare le carte che con tanta fatica sono state distribuite sul tavolo da gioco. Col rischio di dover finire in tribunale per una inadempienza contrattuale. Ma a quel punto, sarà difficile anche capire a quali uffici rivolgersi. Se Terni, Orvieto, Perugia. O addirittura Rieti.  

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