Soldi a singhiozzo e scartoffie, la beffa del gratuito patrocinio

I pagamenti arrivano dopo anni e se le banche anticipano le fatture si tengono il 20%. Sono circa 250 gli avvocati che a Terni prestano assistenza penale a spese dello Stato. Ecco come (non) funziona

Si stava meglio quando si stava peggio. Frase abusata e molto spesso sopravvalutata. Ma forse non nel caso del gratuito patrocinio.

Innanzitutto, cos’è. Il patrocinio a spese dello Stato, detto comunemente “gratuito patrocinio”, è l’istituto che garantisce a tutti i non abbienti, sia essi cittadini o stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, la possibilità di essere rappresentati in giudizio da un avvocato, che sarà pagato dallo Stato, a condizione che le pretese del richiedente non risultino manifestamente infondate. Il patrocinio a spese dello Stato è assicurato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario; nelle procedure di volontaria giurisdizione, come ad esempio nelle separazioni consensuali o nei divorzi congiunti, ecc. L’ammissione al gratuito patrocinio è valida per ogni grado del processo e per tutte le procedure connesse e derivate. Per essere ammessi al gratuito patrocinio, occorre avere un reddito (personale o famigliare, a seconda dei casi) che comunque non superi la soglia di 11.493,82 euro.

Fino a qualche anno fa, i termini per la liquidazione dei patrocini a spese dello Stato non superavano i tre mesi. Il mandato del giudice - alla fine di ogni grado di giudizio - veniva verificato dalla cancelleria e poi incassato alle Poste. Nell’arco di 90 giorni le fatture erano saldate. Altri tempi, come si diceva, perché la situazione di oggi - nonostante fatture elettroniche, digitalizzazione della pubblica amministrazione e via di seguito - non è altrettanto semplice.

Anzitutto esistono dei funzionari liquidatori: ce n’è uno presso la corte d’appello del distretto di appartenenza - nel caso di Terni, Perugia - uno presso il tribunale di sorveglianza - ancora Perugia - uno presso il tribunale ordinario e uno presso il giudice di pace - entrambi a Terni. Il compito è quello di verificare la correttezza dei mandati di pagamento e quindi, esaurita l’istruttoria, inviare questa enorme mole di documenti presso la corte d’Appello - ancora Perugia - che provvede ai pagamenti. Il problema sta non solo nelle carte da controllare e smistare: soltanto a Terni, per il settore penale, gli avvocati iscritti all’apposito elenco del gratuito patrocinio sono circa 250 su un totale di 852 iscritti tra praticanti e professionisti all’albo professionale provinciale. Ce ne sono poi circa 500 che seguono il civile, poi c’è il tributario, il giudice di pace.

Il nodo cruciale sta nei tempi di pagamento. In media, ma con casi molto diversi a seconda dei professionisti che si interpellano, per la liquidazione delle fatture occorrono due anni. A patto che il processo sia giunto alla fine di un grado di giudizio, che il fascicolo sia compilato correttamente e che non ci sia qualche scartoffia che non torna. Altrimenti, è meglio mettersi l’anima in pace. Oppure, chiedere l’anticipo delle fatture alle banche convenzionate. Che però trattengono il 20% del totale, anche se le imposte si pagano sul lordo, e in caso di restituzione del danaro - ad esempio per conti sbagliati o altri problemi - vogliono la somma per intero. Compreso il 20% che si erano trattenuto.

Tempi lunghi, un sacco di trafila e pochi soldi. La tariffa legale si compone di quattro voci: studio, introduttivo, istruttoria e decisionale. C’è un range che oscilla da un minimo ad un massimo. Per capirsi, se una persona finisce sotto processo per furto, l’assistenza legale in primo grado di giudizio costa mediamente 3.000 euro. In caso di gratuito patrocinio, la tariffa è ridotta a meno del 50%. Per un processo che si sviluppa fra tre e dieci udienze, il compenso che viene corrisposto al legale oscilla fra 900 e 1.100 euro. Evidente che, meno udienze si fanno e più si guadagna. Alla faccia del diritto alla difesa. Calpestato anche da un altro punto di vista. Fino a qualche tempo fa, il gratuito patrocinio prevedeva anche una “indennità di colloquio”: ogni incontro tra il legale e l’imputato che si fosse svolto in carcere veniva retribuito con la somma di 13 euro. Che sono stati cancellati. Quindi, le visite in carcere per preparare i processi dipendono dal buon cuore degli avvocati. Anche se la Costituzione, articolo 24, dice ben altro.

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