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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Smartphone e tablet a prezzi stracciati, ma i prodotti non sono mai arrivati: anche Terni nell’inchiesta Bushop

Indagine del nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza: quattordici indagati, due arresti e sequestri per oltre 1,5 milioni di euro

Iphone a un terzo del loro valore di mercato, così come Samsung di ultimo tipo o macchinette del caffè. Erano le mirabolanti offerte del sito Bushop. Oggi non esiste più, ma nel tempo ha attirato migliaia di clienti. Che hanno risposto all’offerta, senza mai ricevere la merce ordinata.

Ne è nata un’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica di Salerno e portata avanti dal nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Roma in collaborazione con i comandi provinciali di Terni, Salerno e Napoli. E proprio le fiamme gialle, così come disposto dal gip del tribunale di Salerno, hanno eseguito una “ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali” nei confronti di quattordici indagati, gravemente indiziati a vario titolo per i reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio, con la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di due indagati, di cui uno residente in Spagna, nonché il sequestro per un valore complessivo di oltre 1,5 milioni di euro. Uno degli indagati è stato raggiunto anche a Terni.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, la Bushop - operante sul territorio nazionale per la vendita di prodotti informatici a mezzo online - avrebbe avanzato alla società Nexi 3.319 richieste di storno presentate dai clienti a causa della mancata consegna di beni precedentemente venduti, per un totale di 883.462,01 euro. “La Nexi – ricostruisce la Gdf in una nota - aveva provveduto a riaccreditare le somme sulle carte di credito dei clienti che avevano effettuato gli acquisiti e richiesto il rimborso, senza ottenerlo per incapienza patrimoniale della Bushop. Secondo l’ipotesi accusatoria, peraltro, tale ultima società avrebbe disposto delle somme ricevute dai clienti attraverso plurimi bonifici ad altri soggetti (destinatari della misura cautelare reale) senza valide ragioni economiche, ovvero avrebbe utilizzato tali somme per costituire nuove persone giuridiche a loro volta destinate a reiterare la commissione degli indicati delitti”.

Di fronte alla insolvenza della Bushop, la procura ha chiesto e ottenuto dal tribunale la sua liquidazione giudiziale, all’esito della quale veniva ipotizzato il delitto di bancarotta fraudolenta documentale, patrimoniale e impropria, “ipotizzando la presenza di amministratori di diritto e di fatto che, in concorso tra loro, anche avvalendosi dell’opera di un dottore commercialista, avrebbero cagionato dolosamente il fallimento della società, oltre a distrarre il patrimonio aziendale, recando così un pregiudizio ai creditori”.

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