Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Il sacrificio di Aurelio, Cleto, Gianni, Franco e Andrea: così è cambiata l’Avis. E anche la E45

I cinque ternani morirono 33 anni fa in un incidente stradale mentre andavano a Firenze a donare il sangue alla madre di uno di loro

Era il 30 agosto del 1988. Il silenzio rarefatto dall’afa di fine estate venne spezzato dal rumore delle lamiere che si contorcono. Lungo la E45, nei pressi dello svincolo di Marsciano e Collepepe, corre una Alfa Romeo spider. A bordo ci sono due giovani, Stefano Curini e Luigi Colucci, 22 e 23 anni. Percorrono la superstrada in direzione sud. Tornano dalle vacanze a Roma. La spider non si accorge di una Fiat 126 sulla quale viaggia un pensionato di Todi, Renzo Capoccia. La tamponano fino a spingerla contro un trattore che procede più avanti. E poi schizzano impazziti sull’altra carreggiata. Perché all’epoca, la E45 era priva di new jersey, il muro spartitraffico in cemento che impedisce i salti di corsia.

Da Terni, direzione Firenze, arriva un’Audi. A bordo ci sono cinque lavoratori ternani: si tratta di Aurelio Ercolani, 55 anni, Cleto Cozza, 50 anni, Gianni Gentiletti, 44 anni, Andrea Lucidi, 36 anni e Franco Boschi, 33 anni. Stanno salendo verso il capoluogo toscano per donare il sangue alla madre di uno di loro.

L’Alfa travolge l’Audi: muoiono sul colpo i due ragazzi romani e quattro operai, Aurelio, Cleto, Gianni e Franco. Andrea venne ricoverato in prognosi riservata, ma non riuscì a superare i traumi dell’incidente. Nel groviglio di lamiere resteranno incastrati sette feriti.

Dopo quella tragedia, iniziarono i lavori per la messa in sicurezza della E45 con il jersey e i guard rail. Il sacrificio di Aurelio, Cleto, Giovanni, Franco e Andrea innescò una rivoluzione anche per l’Avis, sancendo il principio che doveva “spostarsi” il sangue e non più il donatore. Da quel giorno tristissimo – infatti - iniziò a viaggiare il sangue e si creò un sistema virtuoso che, grazie a quei cinque donatori, ha permesso di salvare tante vite.

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