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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

“Contaminazione ambientale derivante da attività industriali”, scoppia il caso del latte di capra

Il campione è stato individuato tra quelli analizzati dopo l’incendio della Ferrocart a Terni. Arpa: non è generalmente correlabile ad eventi di combustione incontrollata. De Luca (M5S): “Gravissimo e inaccettabile dare per scontato che ci sia a prescindere dai roghi”

“La contaminazione da Pcb, non accompagnata da contaminazione da diossine, non è comunque generalmente correlabile ad eventi di combustione incontrollata ma piuttosto ad una contaminazione ambientale derivante da attività industriali”.

Bastano poche righe per aprire un ennesimo, enorme ed inquietante punto interrogativo sulla condizione ambientale della conca ternana.

Poche righe che chiudono la nota stampa con cui Arpa Umbria nelle scorse ore ha fornito gli aggiornamenti relativi agli esiti delle analisi svolte sulle matrici alimentari svolte in seguito all’incendio avvenuto domenica 20 febbraio presso l’impianto di trattamento di rifiuti Ferrocart di Maratta a Terni.

APPROFONDIMENTO | Le ultime analisi di Arpa

Sono state svolte analisi su 9 campioni: 5 vegetali (verza, broccoli e cavolfiore) e 4 animali (latte e uova) che hanno restituito valori “largamente al di sotto dei limiti massimi previsti per legge”. Con una eccezione relativa ai Pcb (policlorobifenili) diossina simili per cui è stato “trovato in un campione di latte di capra – scrive Arpa - il cui valore di 2,6 pg/g di grasso (cioè 2,4 picogrammi per ogni grammo di grasso) supera il limite di azione previsto per la matrice pari a 2 pg/g di grasso”.

“Il campione è in corso di ripetizione – scrivo ancora i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente - Per la valutazione dell’effettivo superamento del livello di azione, il risultato medio dovrà essere comunque sottratto del valore di incertezza”.

Ma restano quelle ultime tre righe che rischiano di aprire uno scenario inquietante: “La contaminazione da Pcb, non accompagnata da contaminazione da diossine, non è comunque generalmente correlabile ad eventi di combustione incontrollata ma piuttosto ad una contaminazione ambientale derivante da attività industriali”.

“Siamo di fronte all’ennesimo riscontro della contaminazione della catena alimentare legato all’esposizione ambientale nella conca ternana – scrive in una nota il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Thomas De Luca” che chiama in causa gli assessori regionali Luca Coletto e Roberto Morroni chiedendo “urgenti chiarimenti”.

“I quattro campioni analizzati sono stati prelevati da animali che hanno avuto accesso al pascolo oppure allevati in stalla? Sono stati alimentati esclusivamente con mangimi autoprodotti oppure acquistati all'esterno? Tutto questo è stato registrato nei verbali di prelievo? Attendiamo immediate risposte. Questa è l’Umbria, una regione dove si dà per scontato che i policlorobifenili fanno parte del paesaggio. Prendiamo atto quanto meno che stavolta le autorità non hanno detto che la colpa è dei contadini che bruciano buste di plastica”.

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