Da Terni alla jihad, incubo terrorismo: è caccia ai soldi sporchi

Settanta “operazioni sospette” segnalate dalla Banca d’Italia alla guardia di finanza, indagini sui trasferimenti di denaro: sotto la lente istituti finanziari e money transfer

Controlli anti-terrorismo

“Segui i soldi”. Una accortezza che funziona dallo scandalo Watergate, che portò alla richiesta di impeachment del presidente Usa Richard Nixon, ma che vale anche ai giorni nostri. Soprattutto ai giorni nostri. Quando nelle pieghe di codici, cifre e bonifici possono nascondersi minacce globali.

Le segnalazioni

Sono settanta le “operazioni sospette” effettuate dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia e sulle quali hanno appuntato la loro attenzione i militari del Nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza. Fanno parte di una montagna di “alert” su riciclaggio o presunti finanziamenti al terrorismo – soprattutto di matrice jihadista - che fanno tenere gli occhi aperti anche alla Direzione investigativa antimafia e che, nel suo report annuale, rileva come il numero complessivo di operazioni “attenzionate” in Umbria sia stato superiore alle 2.500.

Come si indaga

Dal momento in cui l’operatore segnala a Bankitalia una attività dubbia, agli inquirenti spetta il compito di “verificare le segnalazioni”. In particolare, l’attività investigativa su Terni si è concentrata sulle movimentazioni finanziarie che sono state svolte principalmente attraverso money transfer – anche locali all’interno di esercizi pubblici - e istituti finanziari, con particolare attenzione verso quei soggetti che “operano in contanti”, spiega una fonte, per accertare dunque sia la direzione dell’eventuale bonifico, ma anche l’origine di quella somma. Antiterrorismo, sì, ma anche lotta al riciclaggio, nell’ottica di attività di prevenzione e repressione, così come previste dalle diverse direttive che si sono succedute in materia di antiriciclaggio.

Cosa si scopre

Pur essendo una attività investigativa ancora in essere, alcuni elementi possono essere tratteggiati. Scoprendo ad esempio tre tipologie anomale di trasferimenti di denaro. La prima riguarda soggetti che svolgono triangolazioni di flussi finanziari, ricevendo importi da Paesi di aree economicamente più avanzate (come ad esempio del nord America e del nord Europa) e inviandoli in Paesi meno sviluppati (soprattutto del continente africano) che sembrano quindi svolgere un ruolo di “connettori di reti internazionali caratterizzate da scarsa trasparenza”. La seconda tipologia riscontrata ha messo in luce il ruolo di “soggetti intervenuti principalmente in qualità di receivers di denaro – spiega Bankitalia - proveniente da vari Paesi a titolo di possibile corrispettivo di transazioni commerciali sottostanti, di incerta legalità”. Infine, la terza tipologia riguarda “rimesse disposte da senders a favore di controparti localizzate in vari Paesi diversi da quelli di origine, verosimilmente riconducibili a organizzazioni tese a nascondere i reali attori dei trasferimenti attraverso l’uso di prestanome”.

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Gli importi

La media delle rimesse degli stranieri residenti nella città dell’acciaio verso Paesi esteri – stando alle stime di Bankitalia – si aggira attorno ai 4,5/5 milioni di euro l’anno. L’attenzione degli inquirenti non si appunta sul complesso delle rimesse all’estero, ma solo su quella fetta che genera una qualche forma di sospetto. Il Paese che riceve la maggior quantità di denaro da Terni è la Romania. Nella classifica compaiono anche India, Filippine, Albania, Bangladesh, ma anche Repubblica Dominicana, Colombia, Ghana e Cipro. Molto modesti i trasferimenti che invece da Terni vengono diretti verso la Repubblica popolare cinese.

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