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Carcere violento, detenuto aggredisce infermiera

Le ha lanciato contro una bomboletta di gas e l’ha ferita. Non è la prima volta che succede, allarme del Sappe: il sistema penitenziario si sta sgretolando

Ancora violenza in carcere. E a farne le spese, ancora una volta, sono gli operatori. Stavolta ad avere la peggio è stata un’infermiera in servizio presso la casa circondariale di Terni. E poteva andare peggio se non fossero intervenuti gli agenti della polizia penitenziaria.

Protagonista della vicenda è stato un detenuto di 56 anni che non sarebbe nuovo ad episodi del genere nelle diverse carceri che lo hanno ospitato. L’uomo, come ricostruisce Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, ha infatti colpito e ferito un’infermiera lanciandole contro una bomboletta di gas.

“Solamente il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari – ricostruisce Bonino - ha impedito più gravi conseguenze. Basta. Questo è l’ultimo episodio di un crescendo di intolleranza verso la polizia penitenziaria dell’Umbria. Le carceri regionali sono diventate la valvola di sfogo della Toscana dopo l’annessione interregionale”.

Sul fatto e sulla condizione generale degli istituti di pena, regionali e non solo, interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che “esprime solidarietà e parole di apprezzamento per la professionalità, dei poliziotti penitenziari di Terni e dell’Umbria. È solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del Sappe per quello che fanno ogni giorno – dice Capece - se le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie”.

Secondo i dati raccolti da Antigone, osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia, nel carcere di Terni sono attualmente presenti 454 detenuti (alla data del 31 agosto 2018) rispetto ad una capienza di 411 posti, per un tasso di sovraffollamento del 110%. Gli stranieri presenti sono 121 (26,6%), 27 i detenuti in regime di 41bis – il cosiddetto carcere duro – e 212 i detenuti sottoposti ad un regime di alta sorveglianza. Nel 2017 ci sono stati 132 casi di autolesionismo, un suicidio e uno sciopero della fame.

“Contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’amministrazione penitenziaria. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto – denuncia Capece - sono decuplicati eventi gli eventi critici, le evasioni, le aggressioni, le risse, i tentati suicidi, gli atti di autolesionismo. Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. Serve un netto cambio di passo nella gestione delle carceri, che punti più sulla sicurezza delle strutture detentive e di quanti in esse lavorano in prima linea, ossia gli appartenenti alla polizia penitenziaria”.

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