Fiumi di veleno, tracce di mercurio nel Nera, nel Tevere e nel Paglia

I primi risultati del piano di indagine commissionato da Umbria, Toscana e Lazio: diffusa presenza di inquinanti dalla piana di Orvieto fino all’oasi di Alviano

“I risultati delle analisi dei suoli e sedimenti hanno messo in evidenza una diffusa presenza di concentrazioni di mercurio superiori alle concentrazioni della soglia di contaminazione, che diminuiscono a valle dell’Oasi di Alviano, mentre le acque sono risultate sostanzialmente prive di mercurio allo stato disciolto”. Sono queste le risultanze della prima fase di indagini commissionate da Umbria, Lazio e Toscana sui fiumi Tevere e Paglia relativamente alla contaminazione di mercurio dei due corsi d’acqua. A renderli noti è l’assessore all’ambiente della Regione Umbria, Fernanda Cecchini, che anticipa: ora scatta la fase 2 per dare indicazioni di massima dell’area potenzialmente contaminata.

L’allarme

La contaminazione di mercurio, potenzialmente pericoloso per la salute e l’ambiente, è oggetto di monitoraggio in Umbria dal 2016 ed ora rientra in una analisi condivisa anche con Toscana e Lazio “con l’obiettivo di identificare i potenziali rischi e intervenire in maniera univoca e coordinata”. Il problema, che riguarda un territorio esteso, è da mettere in relazione con le attività minerarie e metallurgiche svolte in Toscana nell’area del monte Amiata, dove c’è la sorgente del Paglia, “con un trasporto attivo di sedimenti che attraversando tre regioni raggiunge la foce del Tevere di cui il Paglia è affluente”. L’attività di indagine ha portato ad un primo rapporto che è stato trasmesso dall’Autorità di bacino del Tevere e che è frutto del lavoro delle Arpa di Umbria, Toscana e Lazio, con il contributo di Usl Umbria 2, Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, Università di Perugia e Firenze che hanno fornito il loro supporto scientifico.

Le analisi

“Nelle attività fin qui svolte per la fase operativa 1 del Piano, programmata per il 2017 e il 2018 – spiega l’assessore Cecchini – sono stati fatti campionamenti ambientali su quindici ‘transetti’ rappresentativi delle diverse situazioni del bacino del Paglia, che hanno interessato le porzioni laziale e toscana e quella umbra nella piana di Orvieto, e della valle del Tevere, quest’ultima nei tratti a cavallo dell’invaso di Alviano, tra Alviano e la confluenza del fiume Nera e a valle della confluenza”. I risultati delle analisi dei suoli e sedimenti hanno messo in evidenza “una diffusa presenza di concentrazioni di mercurio superiori alle concentrazioni della soglia di contaminazione, che diminuiscono a valle dell’oasi di Alviano, mentre le acque sono risultate sostanzialmente prive di mercurio allo stato disciolto. Questi primi risultati hanno indotto il gruppo di lavoro a ritenere l’area dell’Oasi di Alviano come una potenziale area di accumulo e deposizione dei sedimenti fini contenenti mercurio”. “Sono state fatte analisi anche sulla fauna ittica, sia per valutare lo stato di salute di fiumi – prosegue Cecchini – sia sul fronte sanitario per escludere il trasferimento di mercurio alla catena alimentare. Già dopo i primi studi, attivati dopo il riscontro di tracce di mercurio nei sedimenti del Paglia in prossimità dell’impianto di discarica ‘Le Crete’ di Orvieto, erano state emesse ordinanze per vietare il consumo di pesce proveniente dal fiume Paglia inferiore. Esclusi dalle analisi della Usl rischi per la salute dal consumo di vegetali provenienti dalle aree vicine al Paglia e al Tevere”.

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E adesso?

Sulla base dei dati raccolti, Arpa Umbria ha segnalato la necessità di attività aggiuntive utili per completare i risultati attesi per il 2018. Gli studi proseguiranno anche con campionamenti dei suoli fino a raggiungere le superfici prive di contaminazione “per dare indicazioni di massima dell’area potenzialmente contaminata” e con il completamento degli approfondimenti su matrici ambientali dell’oasi di Alviano. La fase 2 prevede “varie attività che nascono dall’attenta analisi dei risultati ottenuti, per verificare fra l’altro l’entità del trasporto solido su Paglia e Tevere durante un evento di piena, misure in aria in primavera ed estate che in Umbria interesseranno le zone di Orvieto Scalo e Ciconia, sulle deposizioni atmosferiche nell’area orvietana, sondaggi nei terreni alluvionali del Paglia nel tratto umbro e nell’Oasi di Alviano ed altre indagini, anche sotto l’aspetto sanitario. Disporremo così di un quadro completo ed esaustivo sul livello di contaminazione da mercurio e l’esposizione ai potenziali rischi che ne derivano – conclude l’assessore Cecchini – che è indispensabile per calibrare adeguati strumenti sia amministrativi di intervento sia di contenimento e misure da adottare nelle aree dove non si escluda la presenza di rischio seguendo il principio della ‘massima cautela’, garantendo la dovuta tutela delle popolazioni e dell’ambiente”.

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