Coronavirus, gesto unico di un’insegnante: “La mia diffidenza verso il protocollo ha salvato alunni e colleghi”

La donna ha deciso di sottoporsi ad un tampone a pagamento dopo aver ricevuto la revoca dell’ordinanza contumaciale

foto di repertorio

Un bel gesto carico di significato, volto a tutelare la salute propria ma soprattutto delle persone che la circondano. Un’insegnante del ternano, ad inizio dello scorso mese di ottobre, è risultata positiva al tampone. Ha osservato pedissequamente l’isolamento previsto, prima di effettuare il secondo test, come da procedura. Anche in questo frangente l’esito è stato il medesimo. Ha dovuto ancora attendere, prima della revoca dell’ordinanza contumaciale: “L’ho ricevuta la scorsa settimana e sarei potuta uscire liberamente, senza però essermi sottoposta ad un ulteriore tampone di controllo” precisa la donna. “Secondo il protocollo vigente, per questi tipi di casi di lunga durata, si procede con questa modalità”.

La diffidenza e successiva decisione: “Il mio malessere sarebbe dipeso non da sintomi ma postumi. Così mi è stato detto, dopo aver chiesto delucidazioni. Non mi sentivo in piena forma, così ho voluto vederci più chiaro. Ho quindi deciso di sottopormi ad un tampone a pagamento per verificare il mio status. La risposta è arrivata nella serata di sabato. Carica bassa ma rischio di contagiosità ancora presente. Il danno che avrei potuto causare sarebbe stato assurdo ed immotivato” riferendosi ai suoi alunni, al personale docente oltre che, naturalmente, anche alle persone con le quali poteva venire a contatto. “Penso nessuno avrebbe speso quasi 100 euro quando si è liberi. L’ho fatto per senso di responsabilità nei confronti, in particolar modo, dei ragazzi”.

La precisazione dell’insegnante: “Capisco il sovraffollamento, le criticità legate all’aumento dei positivizzati, la situazione mai affrontata in precedenza. E’ l’applicazione del protocollo, previsto in queste fattispecie, che ha provocato in me dubbi e diffidenza. Se non avessi fatto tale verifica sarei dovuta rientrare a scuola. Ora invece ho allungato il periodo di malattia, in attesa finalmente di poter superare questo periodo”. Lo rifarebbe? “Milioni di volte. Sono i soldi spesi meglio della mia vita”.

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