Inventa rapine, denunciata. Adesso si indaga sul movente

Ha raccontato di essere stata derubata in una stazione di servizio lungo la E45, ma dei malviventi non c’è traccia. Le ipotesi investigative

Simulazione di rapina. Questa la denuncia a carico di una 45enne che avrebbe inventato di sana pianta di essere stata aggredita e derubata in una stazione di servizio lungo la E45. Ma adesso la domanda a cui si cerca di dare una risposta è: perché?

I fatti

La donna lo scorso 10 novembre si è presentata presso la stazione dei carabinieri di Todi raccontando di avere subito una rapina. Una descrizione particolareggiata aveva accompagnato la denuncia: due uomini a bordo di una moto di grossa cilindrata le si erano avvicinati e, dopo averla minacciata con un coltello, erano fuggiti portandosi via la sua borsa con dentro denaro contante e un blocchetto degli assegni.
Subito si erano attivati i militari di Acquasparta, competenti per territorio, riscontrando però qualche falla nel racconto della donna. Nessuno dei testimoni presenti l’aveva vista entrare nella stazione dei servizi e dalle immagini della videsorveglianza non si vedeva né la sua macchina né la moto dei presunti rapinatori. Gli accertamenti avevano poi fatto emergere una denunciata analoga presentata tempo prima a Viterbo. Nessun riscontro, dunque, al racconto. E la convinzione maturata negli investigatori che la rapina non ci sia mai stata. Da qui, la denuncia per simulazione.

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Il movente

La fase successiva delle indagini potrebbe ora appuntarsi sulla necessità di fare alcuni approfondimenti. Capendo anzitutto se i soldi che la donna dice essere bottino della rapina “fantasma” ci siano mai stati e se, eventualmente, fossero di qualcuno. In seconda battuta, forse si cercherà di individuare un movente.
Tre le motivazioni principali che spingono le persone ad inventare reati di questo genere. La necessità di un senso di protezione che dunque porta a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, anche se in genere chi è spinto da motivazioni come questa inventa furti in casa o aggressioni. Oppure, la necessità di giustificare in qualche modo l’ammanco di quei soldi – e, in questo caso, degli assegni – addossando così la colpa ai rapinatori. Ancora, il gioco d’azzardo. Una perdita importante, in un contesto patologico, potrebbe essere impossibile da spiegare se non attraverso una scusa. In questo caso, una rapina inventata.

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