rotate-mobile
Martedì, 23 Aprile 2024
Cronaca

Guerra in Medio Oriente, il carcere di Terni al centro di un “caso” internazionale

Il palestinese Anan Yaeesh è detenuto a vocabolo Sabbione ed è accusato di avere finanziato un gruppo terroristico. Israele ora chiede l’estradizione, i suoi legali si oppongono: “Rischia la tortura e condizioni detentive disumane”

Anan Yaeesh è un cittadino palestinese di 37 anni. Un mese fa, il 29 gennaio, è stato arrestato a L’Aquila dopo che lo Stato di Israele ne ha chiesto l’estradizione perché accusato di avere finanziato azioni terroristiche. Attualmente si trova nel carcere di Terni e il suo “caso” ha innescato una battaglia politica ancora prima che giudiziaria.

Nato e cresciuto a Tulkarem nella Cisgiordania occupata, Yaeesh ha lasciato la Palestina per l’Europa nel 2013, vivendo prima in Norvegia e poi in Italia, per la precisione a L’Aquila, dove si è stabilito nel 2017. A cavallo fra il 2000 e il 2005, gli anni della seconda Intifada, Yaeesh ha scontato quattro anni di carcere come prigioniero politico. Il 29 gennaio scorso è stato arrestato all’Aquila dopo la richiesta di estradizione mossa dalle autorità israeliane e accolta dal ministero della giustizia italiano.

Un paio di giorni fa, il suo team difensivo ha presentato alla Corte d’Appello de L’Aquila un’istanza di revoca della misura cautelare che verte su alcune motivazioni piuttosto stringenti e legate al fatto che, se estradato, per Yaeesh ci sarebbe il “rischio concreto ed effettivo” di essere “sottoposto a trattamenti inumani e degradanti” compresa “la tortura”.

A depositare l’atto sono i legali di Yaeesh, Flavio Rossi Albertini (già legale di Alfredo Cospito e Khaled El Qaisi, il ragazzo italo-palestinese arrestato da Israele nei mesi scorsi in Cisgiordania e poi rilasciato) e Stefania Calvanese, che in 27 pagine spiegano la vicenda dell’uomo che, secondo le accuse, avrebbe finanziato un gruppo armato del campo profughi chiamato Tulkarem Brigade.

Il pericolo di trattamenti disumani viene “documentato sulla scorta di report di organizzazioni non governative ritenute affidabili sul piano internazionale, nonché dal Rapporto delle Nazioni Unite redatto dalla relatrice speciale sulla situazione diritti umani nel territorio palestinese”, hanno spiegato i legali, e “espressamente riconosciuto dalla commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Foggia che ha ritenuto sussistenti i presupposti per la concessione della protezione speciale sulla base del rischio di sottoposizione a trattamenti inumani e degradanti ovvero a persecuzione in caso di espulsione nella zona di provenienza”.

Snodo cruciale della vicenda potrebbe essere la camera di consiglio fissata dai giudici abruzzesi per il prossimo 12 marzo. In quella sede, verrà discussa l’istanza presentata dai legali del palestinese, entrando nel merito della questione e analizzando una serie di elementi e precedenti. Come ad esempio, il caso della Corte di cassazione che nel 2020, accogliendo la richiesta delle autorità israeliane di estradizione per un proprio cittadino, la giustificò spiegando proprio che il via libera derivava dal fatto che non fosse palestinese e dunque non a rischio di subire “condizioni di detenzione che violano il diritto internazionale”.

Ancora prima, altra data importante è quella del 9 marzo, quando scadono i 40 giorni di tempo che Israele ha per motivare in maniera approfondita la richiesta di estradizione di Yaeesh che potrebbe diventare uno dei circa novemila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane per motivi politici: dal 7 ottobre, giorno dell’attacco di Hamas e - di fatto - data di inizio dell’invasione israeliana di Gaza (con circa 30mila morti, di cui oltre 12mila bambini per una agghiacciante “media” elaborata dall'Unicef di uno ogni tre minuti ucciso o ferito) sono stati oltre 6.200 i palestinesi arrestati.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Guerra in Medio Oriente, il carcere di Terni al centro di un “caso” internazionale

TerniToday è in caricamento