Lotta all’evasione, Terni “Cenerentola” d’Italia: i risultati beffa

Tra i capoluoghi di Provincia, solo Napoli fa peggio della città dell’acciaio: nel 2017 recuperati solo 100 euro grazie alla collaborazione del Comune. Tutti i dati

Forse non è un caso che in queste settimane la task force messa in piedi dall’organo straordinario di liquidazione debba fare gli straordinari per rimettere in sesto le casse svuotate di Palazzo Spada. E gli svariati milioni di euro da recuperare dall’evasione della tassa sui rifiuti sono soltanto la punta di un iceberg molto più consistente che negli anni è cresciuto a dismisura.

La prova sta nelle statistiche elaborate dall’ufficio studi della Associazione di artigiani e piccole imprese, Cgia, di Mestre. Che ha composto un dossier - sulla base dei dati della Corte dei conti – che mette in fila l’apporto dei Comuni alla lotta all’evasione fiscale. E i risultati per Terni sono tutt’altro che buoni.

Su 65 capoluoghi di provincia presi in esame, la città dell’acciaio si posiziona infatti al penultimo posto della graduatoria con un importo recuperato pari a 100 euro su oltre 77mila contribuenti. Peggio fa soltanto Napoli che ha recuperato 150 euro ma su una platea di oltre 450mila contribuenti. Restando in casa Umbria, Perugia fa un po’ meglio: il gettito recuperato supera di poco i 7mila euro, ossia 0,06 euro per ognuno degli oltre 115mila contribuenti del capoluogo di regione.

Un’inezia che però può rappresentare un “vanto”. Terni, così come Perugia o Napoli (il primo posto in classifica spetta a Bergamo dove, con la collaborazione dell’amministrazione comunale è stato recuperato poco più di mezzo milione di euro) rappresentano quel risicato 5% di comuni in Italia che almeno ci provano a dare la caccia agli evasori.

Tra i 7.978 comuni italiani, l’anno scorso solo 435 (pari al 5,4% del totale) si sono attivati per contrastare l’evasione, segnalando all’amministrazione finanziaria o alla guardia di finanza situazioni di presunta violazione delle normative fiscali e previdenziali compiute dai propri concittadini che, successivamente, hanno dato luogo a un effettivo recupero di imposta. “In termini di gettito - ricostruisce la Cgia - nel 2016 (ultimo dato disponibile) i sindaci hanno potuto incassare poco più di 13 milioni di euro. Praticamente nulla”.

“Il 70% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti - afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia - per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione. Difficile, invece, trovare una giustificazione per i sindaci delle grandi aree urbane, in particolar modo del Sud, che, ad eccezione del primo cittadino di Reggio Calabria, l’anno scorso hanno recuperato, quando è andata bene, solo poche migliaia di euro. Con tanti abusivi e un livello di lavoro nero allarmante come è possibile, ad esempio, che il Comune di Napoli abbia contribuito a incassare solo 150 euro?”.

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