Uccisa mentre difende la figlia da uno stupro, il giallo che torna dal passato: scoperti nuovi documenti

Le ricerche di Anvm gettano nuova luce sulla morte di Annita Aquilanti, assassinata nel 1944 da un soldato alleato. A sparare fu un militare sudafricano, arrestato e processato per omicidio

Cosa è successo davvero alle una del 19 luglio del 1944 a Collescipoli? Secondo il fonogramma del comandante della tenenza di Terni dei carabinieri reali, tenente Ferruccio Sbarbato, “soldati di colore delle forze armate alleate uccisero mediante colpo di fucile Annita Aqulanti, fu Domenico, di anni 38 da Collescipoli, la quale tentava opporsi a violenza che militari volevano esercitare sulla propria figlia”. Militari “uccisori - rileva ancora il fonogramma - non identificati”.

Questo documento, ritrovato presso l’Archivio di Stato di Terni da Pietro Cappellari, ricercatore storico, è stato presentato al pubblico per la prima volta durante la riunione delle Commissioni consigliari del Comune di Terni che hanno discusso la proposta dell’Anvm il 13 dicembre scorso di intitolare alla donna un luogo simbolico.

Ora, l’Associazione nazionale vittime marocchinate onlus – che da anni chiede giustizia per le vittime, donne e uomini, delle truppe alleate francesi, che nella loro avanzata avrebbero commesso crimini di ogni genere – trova nuovi documenti che forniscono ulteriori dettagli sulla vicenda di Annita Aquilanti.

“A seguito di questa importante iniziativa – spiega una nota diffusa da Anvm - Janet Kinrade Dethick, ricercatrice della seconda guerra mondiale in Umbria, ha ritrovato presso l’Archivio di Stato di Londra alcuni documenti che contribuiscono alla ricostruzione dei fatti. Il militare che assassinò con un colpo di fucile la povera Aquilanti non era di nazionalità indiana, come si è ipotizzato, visto anche gli analoghi casi di violenze verificatesi sul territorio e la presenza nei luoghi del delitto delle officine della quinta brigata indiana di fanteria, ma un sudafricano di nome M. Cheli, arrestato e processato per omicidio”.

“La studiosa – prosegue Anvm - ha inoltre ritrovato la dichiarazione resa agli inquirenti britannici, che la figlia della vittima, tale Silena, rilasciò il 5 agosto 1944, 17 giorni dopo la morte della mamma, dove si ricostruisce l’episodio di sangue. La ricercatrice ha evidenziato come nella suddetta dichiarazione non compaia il tentativo di stupro segnalato, invece, il giorno stesso dell’omicidio dai carabinieri reali”.

“Appreso con sollievo che forse la figlia della Aquilanti non venne violentata, rimane certo l’omicidio della povera mamma e sarebbe interessante conoscere l’eventuale condanna inflitta al soldato sudafricano che la assassinò. L’Associazione vittime delle marocchinate ha chiesto la collaborazione di Janet Kinrade Dethick anche per fare luce su un caso di omicidio avvenuto a Nettunia (Anzio – Nettuno) il 22 febbraio 1944, ad opera di un soldato statunitense, che vide la morte e lo stupro della diciassettenne Giulia Tartaglia, della quale, come per Annita Aquilanti, l’Anvm intende preservare la memoria e ricordare il nome”.

“Inoltre, si sono chieste informazioni sull’omicidio di Livio Rametti assassinato, come evidenziano i parenti, da soldati indiani il 24 luglio 1944 in San Liberato di Narni, solo per essere stato scambiato per un uomo che, il giorno precedente, aveva difeso una donna da uno stupro, come si evince leggendo la notizia di morte redatta dal capitano Tullio Lacchè, comandante la compagnia dei carabinieri di Terni, documento conservato in Archivio di Stato di Terni”.

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“Ancora una volta, Annita Aquilanti torna a far parlare di sé e ci auguriamo che, ben presto, un luogo di Terni possa essere dedicato alla mamma simbolo delle violenze alleate contro la popolazione civile”.

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