Nozze a peso d’oro, si muove la Digos: scattano gli accertamenti sui matrimoni “combinati”

Dopo il servizio delle Iene, la polizia cerca di fare luce sul fenomeno a Terni: interrogatori e verifiche sui documenti

L’amore è eterno finché dura. Oppure, finché non arriva il permesso di soggiorno. Il servizio trasmesso domenica sera dalla trasmissione Le Iene di Italia 1 ha scoperchiato un pentolone che ribolliva già da tempo e sul quale i fari degli inquirenti erano già stati accesi. Una decina i matrimoni “combinati” che sono stati indagati negli ultimi anni, ma ora la Digos della questura di Terni cerca di capire la portata e l’estensione del fenomeno che vede da una parte donne extracomunitarie disposte a sborsare importanti somme di denaro per trovare uno sposo compiacente che pronunci il fatidico “sì” e spiani così la strada al conseguimento del permesso di soggiorno.

GUARDA | Finti matrimoni in cambio di soldi: il servizio delle Iene

Verifiche dunque da parte degli agenti su quanto documentato dalle telecamere di Italia 1, ma anche su quello che potrebbe essere successo negli anni, nei mesi e – perché no – nelle settimane scorse. Il “mediatore” beccato dalle Iene ha infatti ammesso di avere organizzato diverse nozze a peso d’oro, garantendo circa quattromila euro allo sposo e – probabilmente – incassando lui stesso una percentuale per il servizio.

C’è da capire dunque di quanti fiori d’arancio si sta parlando, di quante potrebbero essere le persone coinvolte e di che giro d’affari si potrebbe parlare. Tutto questo, a patto di riuscire a dimostrare che il matrimonio sia stato davvero combinato con un obiettivo bene preciso, raggiunto il quale la coppia sarebbe scoppiata. Un lavoro piuttosto certosino che dovrà incastrarsi fra interrogatori e verifiche sui documenti, dai certificati di matrimonio fino alle carte relative ad eventuali divorzi.

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Soltanto quando tutti i pezzi del puzzle saranno stati messi al loro posto, allora potrà configurarsi una ipotesi di reato ben definita. La possibilità più concreta è che si configuri il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a meno che l’inchiesta non porti alla luce l’esistenza di un gruppo di persone dedite a questo giro di traffici, così da arricchire il castello dell’accusa fino alla associazione a delinquere.   

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