Neonato abbandonato, “è omicidio volontario”: adesso la madre rischia l’ergastolo

Arrestata la 27enne che ha confessato di avere lasciato il figlio nel parcheggio di un supermercato di Terni. Il pugno duro della procura, la difesa: domiciliari in una struttura protetta e perizie

Le indagini della polizia

Nel capo d’imputazione è scritto con parole durissime il possibile futuro di Giorgia (omettiamo volontariamente il cognome della ragazza, ndr). Alla 27enne ternana che ha confessato di avere abbandonato il figlio appena nato nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo a Terni, dove poi il bimbo ha trovato la morte, la procura della Repubblica di Terni – sostituto procuratore Barbara Mazzullo, gip Natalia Giubilei – contesta infatti l’omicidio volontario, “aggravato dall’aver commesso il fatto ai danni di un discendente”. Significa che ad una pena minima di 21 anni di carcere si può aggiungere l’ergastolo. Fine pena mai.

La svolta nelle indagini

Un cambio di passo decisivo quello che ha portato gli inquirenti – del caso si è occupata la squadra mobile di Terni – a stringere le manette ai polsi della 27enne nella tarda mattinata di oggi. La contestazione iniziale, che aveva portato alla denuncia a piede libero della ragazza, parlava infatti di “infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale”. Un reato comunque gravissimo, che prevede però pene da quattro a dodici anni.

La sera del delitto

Il quadro indiziario

Gli inquirenti non hanno probabilmente ritenuto credibile il racconto fornito dalla ragazza durante la confessione. O, almeno, non in tutte le sue parti. Plausibile, fino a prova contraria, la dinamica dei fatti: il parto in casa da sola e la decisione di abbandonare il figlio. Più controversa la parte in cui la ragazza avrebbe raccontato di avere lasciato il bimbo in quel posto nella speranza che qualcuno lo provasse. Elemento questo che sarebbe in contraddizione con le modalità con cui il neonato è stato abbandonato: in una busta di plastica, avvolto da un lenzuolino e coperto da un’altra busta di plastica. Con i manici così tanto stretti da impedire che il bimbo potesse respirare.
Da verificare restano le posizioni dei famigliari, quanto meno quella del compagno, un muratore di origini albanesi. Nessuno, infatti, si sarebbe accorto della gravidanza della giovane. E anche lei ne avrebbe preso coscienza in una fase molto avanzata.

Le indagini

Il racconto dei testimoni

Le prove

Al netto della confessione, gli inquirenti hanno in mano uno scontrino che riporta senza ombra di dubbio alla madre. Si tratta di un ticket, trovato nella seconda delle buste usate per “nascondere” il neonato, relativo all’acquisto di un paio di scarpe da bambina (l’altra figlia della giovane, due anni di età, al momento affidata ai nonni). Nessun elemento sembra sia emerso invece dalle perquisizioni e dalla visione dei filmati delle telecamere di sorveglianza del parcheggio del supermercato.

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Ecco lo scontrino che ha deciso il caso

La difesa

La madre è stata trasferita al carcere femminile di Capanne, a Perugia. “Mi sono attivato per chiedere che venga portata agli arresti domiciliari presso una struttura protetta – dice il legale della giovane, Alessio Pressi – poi decideremo come muoverci. Non è escluso che chiederemo consulenze e perizie per verificare le condizioni mentali della mia assistita”.

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