Dai sogni all’abisso, il corto circuito di una madre che si trasforma in assassina

Le scuole, lo stage nel centro estetico, la musica e gli animali. Poi il buio del delitto più atroce. La parabola di Giorgia e le ombre su una storia ancora da scrivere

Il luogo dove è stato abbandonato il neonato

Giovedì mattina, primo agosto. Il sole a picco infuoca l’aria e l’asfalto. È giorno pieno. Ma nella mente di Giorgia sono calate le tenebre. E nel buio più totale si stanno compiendo gesti che la segneranno a vita. Un corto circuito che ha trasformato i suoi sogni di ragazza nell’abisso più profondo. Un corto circuito senza apparente motivo che ha trasformato una madre nell’assassina di suo figlio.

La scuola e lo stage

Qualcosa è cambiato nella vita di Giorgia che oggi si trova dietro le sbarre della sezione femminile del carcere perugino di Capanne, guardata a vista dagli agenti della polizia penitenziaria per evitare che commetta una sciocchezza. Un’altra. Fino a mezzogiorno del primo agosto, la sua esistenza scorreva senza troppi scossoni. Prima la scuola, il Casagrande. Poi lo stage in un centro estetico nella zona di Borgo Rivo, quasi come a tessere un filo rosso che l’avrebbe legata al suo destino. “Sì – confermano dall’attività commerciale – è stata qui per uno stage”. E poi basta, niente più. “Sono altre le cose importanti”, dicono.
Il sogno di mettersi in proprio, il tentativo di riuscirci con una di quelle attività che, vendendo porta a porta bibite e misture, promettono di rimetterti in forma senza faticare una goccia di sudore. Poi la realtà che ti fa fare a pugni coi desideri.

Arriva una figlia

Ad ottobre di un paio di anni fa, la prima gravidanza. Nasce una bimba. Ed è una gioia, è vero. Però, c’è qualcosa che non va. Basta scorrere le foto del suo profilo facebook per scrutare negli occhi di Gioia qualche ombra. Lo sguardo sembra puntare sempre verso un altrove. Quasi a cercare qualcosa che gli sfugge. La bimba cresce, i problemi pure. Il lavoro non c’è. E quello del compagno, il padre di sua figlia col quale convive da tre anni, non basta per tutti. Fa il muratore: dai cantieri lo chiamano per qualche ora. Ma nulla di serio. Nonostante tutto, Giorgia si dà da fare per essere una madre amorevole.  Coccola la figlioletta, adora gli animali. E la musica. In particolare, quella di Gigi D’Alessio. Assieme al quale riesce pure a farsi una foto.

Il segreto

Quando la figlioletta ha poco più di un anno, arriva la seconda gravidanza. Agli investigatori che sono risaliti a lei dopo avere trovato il neonato abbandonato nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo, ha detto di non essersi resa conto di essere incinta. O meglio, di essersene accorta negli ultimi mesi, per colpa di mal di schiena e nausee. E nemmeno i suoi famigliari e il suo compagno avrebbero notato nulla di strano. Quando poi il bimbo è venuto alla luce, lo scorso primo agosto, attorno alle 11 del mattino, nella sua testa è esplosa una bomba. “Non volevo ucciderlo, speravo lo trovassero”. Lo ha detto agli inquirenti e lo ha ripetuto al suo avvocato, Alessio Pressi. Ha partorito nella sua casa, in segreto, tagliando da sola il cordone ombelicale. Poi ha messo il neonato in una busta di plastica, avvolto in un lenzuolo bianco e coperto con un’altra busta di plastica. Dove dentro aveva dimenticato uno scontrino che è risultato fondamentale. Ha messo quel fagottino “scomodo” nel portabagagli della macchina ed è andata a fare la spesa. Assieme al compagno. Che anche stavolta non si sarebbe accorto di nulla. Nemmeno quando lei ha lasciato la busta in un cespuglio del parcheggio.

Perizia psichiatrica

È qui che si è aperto un abisso. Immenso. “Chiederemo una perizia psichiatrica per capire lo stato della mia assistita”, dice l’avvocato Pressi. In attesa dell’interrogatorio di garanzia. E aspettando anche l’esito della richiesta di trasferire Giorgia ai domiciliari in una struttura protetta. L’accusa è pesantissima: omicidio volontario. Con l’aggravante di avere commesso il delitto nei confronti di un congiunto. Profili penali che possono portare fino all’ergastolo. Anche se la sua pena, forse, Giorgia ha già cominciato a scontarla da tempo. Quando ha cominciato a scivolare dentro a un labirinto nel quale si è persa. Trascinandosi dietro chissà quante altre vite.  

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