“È sopravvissuto per almeno 5 ore, non ha pianto perché aveva ancora il cordone ombelicale”

Neonato morto, le rivelazioni dell’autopsia. Perizia psichiatrica per la mamma, che in carcere ha potuto incontrare i famigliari e l’altra figlia

Il fascicolo contro Giorgia è quasi completo. Tra le ultime carte depositate, gli esiti dell’autopsia effettuata dal professor Mauro Bacci sul corpo del piccolo Giuseppe, abbandonato appena nato lo scorso primo agosto nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo.

I rilievi tecnici confermano la dinamica che la madre, 27 anni, arrestata con l’accusa di omicidio volontario, ha sempre confessato. La donna ha prima tenuto nascosta la gravidanza e poi, appena dopo avere partorito nel bagno di casa, ha messo il corpicino in una busta di plastica, lasciandola poi nel posteggio del supermarket. Con lei, è vero, c’era il compagno, Eliano. Ma non si è accorto di nulla.

Gli investigatori della squadra mobile di Terni hanno messo alle strette il muratore albanese, per capire se c’entrasse qualcosa con questa assurda e drammatica vicenda. Ma il suo racconto è rimasto sempre lo stesso: non sapeva assolutamente nulla. E non si è accorto di nulla.

Il perché, lo fa capire il medico legale nella sua perizia: al bimbo è stato lasciato attaccato il cordone ombelicale, elemento questo che non lo ha fatto piangere. Né durante il viaggio da casa all’Eurospin - quando in macchina, assieme alla madre, c’era anche il padre - né dopo. E l’esame quantifica quanto è stato lungo questo “dopo”. Tanto, troppo.
Giuseppe è sopravvissuto chiuso nella busta di plastica azzurra, coperto da un lenzuolo bianco, sotto il sole cocente di inizio agosto, “tra le cinque e le sette ore”. Probabilmente, visto che l’ora presunta dell’abbandono è intorno alle undici del mattino, il neonato ha lottato per sopravvivere almeno fino alle sei del pomeriggio. “Convinto” che fosse tutto normale.

Ora bisognerà capire se il gesto di lasciare il cordone ombelicale attaccato sia stato volontario o meno. Così come sarà necessario approfondire la situazione psicologica della giovane madre. La prossima settimana sarà visitata in carcere da uno psichiatra. La difesa - Giorgia è assistita dall’avvocato Alessio Pressi -  ha ottenuto il via libera all’esecuzione di una perizia psichiatrica che servirà a valutare l’esistenza di eventuali “vizi” o ancora se la ragazza sia stata aggredita da una sorta di fortissima depressione post parto o se, ancora, esistano altri abissi nella sua mente dentro ai quali possa in qualche modo nascondersi la spiegazione a tanto orrore.

Nelle scorse settimane la ragazza ha avuto la possibilità di incontrare in carcere a Perugia i famigliari e l’altra figlia, di due anni e mezzo. Uno scampolo di normalità dentro una storia che oggi, a due mesi di distanza, fa ancora venire i brividi.  

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