“Da tre mesi niente terapie e assistenza per mio figlio disabile, aiutatemi: sono disperata”

Due anni, il piccolo ha una grave disabilità ma l’emergenza Covid ha bloccato ogni tipo di attività. Anche se la Asl aveva stabilito il contrario. L’appello della mamma: qui si gioca con la salute dei nostri bambini

“Buongiorno, vi chiedo aiuto. Sono la mamma di un bimbo di due anni con grave disabilità”. Sono le 10.51 di questa mattina, 6 giugno, quando nella casella di posta elettronica della redazione di Terni Today arriva questo appello accorato.

“Da tre mesi a causa del Covid il servizio fisioterapico e cognitivo del Sim infanzia di Terni è sospeso. E ad oggi, ancora non si sa quando riprenda”. A parlare è la mamma di un bimbo di due anni. “Cerebroleso, ha una disabilità del cento per cento”, racconta. Prima di spiegare nel dettaglio la sua situazione.

Fino a prima dell’emergenza Covid, suo figlio riceveva tre volte a settimana la visita dei fisioterapisti (“…professionisti bravissimi”) oltre agli incontri con la neuropsichiatra, pur dovendo fare i conti con la mancanza di una logopedista, per la quale è stato necessario affidarsi negli ultimi due anni solo a servizi privati.

L’esplosione della pandemia ha fermato tutto. “Oltre ai servizi pubblici – racconta la mamma – ci facciamo seguire da strutture private a Pisa e Firenze”. E sono questi gli unici che hanno continuato ad essere disponibili in questo periodo.

“Smuovendo un po’ le acque, ho scoperto che in verità avrebbero dovuto garantire a mio figlio tutte le prestazioni in quanto disabile grave”. Lo scorso 11 marzo, il commissario straordinario della Usl Umbria 2 – da cui dipende il servizio Sim infanzia di Terni – emana infatti una direttiva: “Disposizione urgente in materia di Cvid19 - sospensione visite ambulatoriali non urgenti”.

Disposizione Urgente in materia di COVID 19-2

Il documento stabilisce che “stante la situazione determinata dalla emergenza Covid19, si rende necessario sospendere la esecuzione di tutte le visite ambulatoriali e le prestazioni diagnostiche non urgenti”. Le attività sono sospese. Ma “dovranno altresì essere eseguite solo le visite ambulatoriali e le prestazioni di diagnostica con classe priorità U e B. Analogamente dovranno essere garantite le prestazioni ambulatoriali a favore dei pazienti oncologici, delle donne in stato di gravidanza, delle donne che hanno in corso percorsi di fecondazione assistita, delle gravi o gravissime disabilità, dializzati e ogni altra situazione ritenuta non procastinabile (...). La presente costituisce direttiva aziendale”.

“Gravi e gravissime disabilità” dovevano dunque essere seguite. Ma così non è stato. “Io provo a fare qualcosa, ma non vado al di là del gioco”. Mentre le necessità del bambino sarebbero ben altre.

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“Sono disperata. Qui si gioca con la salute dei nostri figli”, è l’appello di questa mamma che si trova però a rimbalzare di fronte ad un muro che appare invalicabile. E che invece non chiede altro che di essere aiutata e sostenuta “nella battaglia per i diritti dei bambini”.

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