Il “bluff” delle auto a costo zero: mesi di rate non pagate

Sono centinaia gli automobilisti ternani che si sono affidati alla “speranza” del No cost. Come funziona, cosa non va. In campo l’associazione Codici Terni

In giro ce ne sono a centinaia. E magari, a qualcuno è venuto pure in mente di provarci. Chi invece si è affidato alla “speranza” del No cost, adesso si trova in mano una bella gatta da pelare.

Si tratta di centinaia di automobilisti ternani che, come nel resto d’Italia, hanno approfittato del sistema che garantiva la possibilità di acquistare un’auto nuova a “costo zero” in cambio di una attività promozionale.

Funziona così. Al momento della scelta della vettura, il concessionario (che aderisce all’iniziativa) poteva proporre la possibilità di sottoscrivere questo “patto” con una società di leasing e con una società pubblicitaria che consentiva di ricevere un rimborso parziale sui canoni di locazione dell’autovettura. In buona sostanza, facendo pubblicità al marchio – impresso in bella vista sulla carrozzeria bianca della propria auto - si riceveva una quota parte della rata mensile relativa al finanziamento dell’auto. Quota che in alcuni casi – per vetture più economiche – copriva l’intera spesa e in altri abbatteva un esborso più consistente.

La sottoscrizione del patto non era però gratuita: l’acquirente pagava 5.000 euro alla società pubblicitaria (quella che detiene il marchio No cost, ossia la Vantage group srl) e 1.400 euro di polizza fidejussoria a garanzia dell’operazione. Operazione che l’acquirente mette a suo nome. E che dunque si ritrova un finanziamento da dover onorare in cui le cose non vadano per il verso giusto e un costo d’ingresso di 6.400 euro, oltre il prezzo della macchina.

Per un po’ di tempo il meccanismo ha retto. “Da sette o otto mesi – dice l’avvocato Massimo Longarini, presidente dell’associazione Codici Terni – la società di leasing non paga più le rate”. E quindi gli acquirenti si ritrovano a dover fare fronte ai bollettini che, in alcuni casi, sono più alti rispetto alle loro reali possibilità. “Ci sono persone che hanno acquistato macchine più costose convinti di poter fare affidamento al rimborso”. Che ora però è venuto a mancare.

La società aveva indicato come termine ultimo per fare fronte agli insoluti il 20 gennaio 2019. Ma a quella data, nulla si è mosso.

“Come associazione ci stiamo attivando – spiega Longarini – tentando anzitutto di riscuotere le fidejussioni versate dai clienti e poi cercando di ottenere il rimborso delle rate pagate”. Operazione che potrebbe non essere affatto semplice e che rischia di fare a pugni con un altro quesito. “Quella pubblicità è legittima?”, si chiede Longarini. “Perché come le altre forme di promozione, dovrebbe essere autorizzata dalle autorità competenti”. In questo caso dovrebbe essere la prefettura. E chissà che le autorizzazioni non abbiano fatto la stessa fine delle rate…  

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