Occhio bollito, Supplì e Augustarella: la sexy Terni in bianco e nero

“Ci ricevevano in cantina, fuori dalla porta c’era la fila”. Ecco cosa è successo all’indomani della legge Merlin e prima che il sesso diventasse una multinazionale con affari a sei zeri

Porta Garibaldi a Terni in una foto d'epoca

Le cronache dell’epoca dicono che le tariffe delle case di tolleranza di Terni erano molto vantaggiose. Soprattutto a fronte di attenzioni di prim’ordine. Tanto che nella Conca scendevano non solo dalla provincia – che ancora non esisteva – ma anche da Rieti. Amore a buon mercato, raccontato con la cipria e le tonalità intense di una passione proibita e raffinata.

Ad un certo punto però, i grammofoni hanno smesso di accompagnare quelle scappatelle, le persiane si sono chiuse e le signore hanno dovuto lasciare le loro stanze. Il 20 febbraio del 1958 le case di tolleranza diventano chiuse. Decine di tenutarie riportano in questura i libri mastri che contenevano i decreti che permettevano l’avvio delle attività, ma anche le schede dettagliate con le condizioni sanitarie delle lavoratrici e i dati anagrafici, in particolar modo delle ragazza straniere.

“In tante si sono sposate con qualcuno dei loro clienti. E dal giorno del matrimonio, non hanno mai più fatto nulla”. Annodare i fili di una storia che comincia il 21 febbraio di sessant’anni fa e arriva ai giorni nostri non è per niente facile. Documenti ufficiali ce ne sono pochi. “Dalla ricerca effettuata negli archivi storici della Prefettura e della Questura di Terni, conservati presso questo istituto, non è emersa alcuna documentazione relativa alla legge Merlin del 1958”, dicono dall’Archivio di Stato di Terni.

Qualche traccia si trova in rete e qualcosa di più colorato lo si mette insieme tessendo assieme i ricordi di chi, da un giorno all’altro si è trovato senza “casa”, ma sapeva lo stesso dove avrebbe trovato affetto.

La centrale via XI febbraio veniva chiamata “via delle vergini”. Lì c’era “Occhio bollito” – il nome dice chiaramente dei suoi problemi di vista – che riceveva i clienti in cantina, un locale al pian terreno. “Fuori della porta c’era la fila”, racconta chi in queste vie ci è passato più d’una volta e sente ancora intenso il ricordo. Poi c’era piazza Clai, qualche traversa di via Roma. Insomma, il centro storico. Dove ci si poteva imbattere in “Supplì”, data la sua forma fisica non esattamente longilinea, e Augustarella.

“Rita era molto bella – racconta il ‘conte’ in un video che ancora rimbalza su youtube – stava vicino ai giardini della passeggiata”.

E oggi? Stime piuttosto al ribasso dicono che in città ci siano almeno 300 appartamenti a luci rosse. I blitz delle forze dell’ordine sono continui. Ma il traffico non si ferma perché genera affari da capogiro. Le ragazze – soprattutto dell’est Europa, ma non solo – ricevono facendo i turni. Annotano su un quaderno le prestazioni e gli incassi. E ingrassano il business di una criminalità che poi reinveste il denaro in altre attività illecite o cercando di ripulirlo.

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Supplì, Augustarella e Rita sono sempre di più un ricordo.

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