Ospedale, letti in corridoio: infezioni killer in agguato

Allarme della Cisl, Ambrosino: il sovraffollamento in corsia può favorire la diffusione di malattie. Nel 2017 i decessi in Umbria sono stati oltre 180

I mali del sovraffollamento in ospedale rischiano di provocare conseguenze letali. “I posti letto non sono sufficienti. Molti si trovano nei corridoi: secondo noi è molto pericoloso. Ci sono casi di mortalità dovuti ad infezioni che spesso sono causati proprio dalle condizioni di degenza nei corridoi”.

La questione è stata sollevata nei giorni scorsi da Nicola Ambrosino, sindacalista della Cisl, nel corso dell’audizione in seconda commissione consiliare a Palazzo Spada proprio sul tema dell’ospedale cittadino.
Stando ai dati elaborati dal Centro rischi del servizio sanitario regionale, nel 2017 sono stati 186 i morti per setticemia (sepsi, sindrome da infezione acuta) contratta nelle strutture ospedaliere in Umbria. I ricoveri per sepsi, lo scorso anno, sono stati 3.003 ricoveri (+50% dal 2014), con un tasso di mortalità del 31%. Ossia 931 decessi in 12 mesi. Il 20% di questi deriverebbe da infezioni “killer” contratte dentro le strutture di cura.

Ora, nonostante gli sforzi messi in campo dalle strutture sanitarie – da un paio di anni, ad esempio, il Santa Maria di Terni sta portando avanti un protocollo di sorveglianza – alcuni elementi si ripresentano e rischiano di riproporre il rischio.

La miccia che innesca il pericolo è quella del sovraffollamento che colpisce, in modo particolare, l’ospedale cittadino. “Accogliamo pazienti da fuori regione – spiega Ambrosino – dal Reatino, dal Viterbese e capita spesso che i letti vadano a finire nei corridoi”. Questo comporta una “difficoltà da parte degli operatori nella gestione dei pazienti – rileva l’esponente Cisl – basti pensare al fatto che la luce nei corridoi è sempre accesa e dunque il paziente non riposa bene. Ma poi – aggiunge – si possono creare condizioni favorevoli alla diffusione di infezioni perché i corridoi sono zone di passaggio e dunque si rischia di contaminare i presidi sanitari utilizzati come i cateteri”.

Andrebbe dunque riorganizzata la medicina del territorio per cercare di gestire gli accessi ed evitare, ad esempio, che “gli ospedali di Narni o Amelia abbiano stanze vuote o occupate al massimo da un paziente – dice Ambrosino – mentre quelle del Santa Maria siano sature”.

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Oppure, come suggeriscono i consiglieri comunali del gruppo misto Federico Brizi e Valeria D’Acunzo, si lavori ad “una nuova struttura, essenziale per dar luogo a un moderno ospedale di alta specializzazione, attrattivo non solo per il territorio regionale. È innegabile che il futuro dell’azienda ospedaliera passi anche attraverso un edificio avanzato sia dal punto di vista edilizio che tecnologico che possa garantire comfort, spazi per impiantistica ultra moderna, accessi facilitati per l’utenza, spazi adeguati per i parcheggi. Tutte caratteristiche che l’attuale struttura stenta ad avere, nonostante da anni sia oggetto di continui lavori di manutenzione straordinaria. Noi del gruppo misto – dicono Brizi e D’Acunzo - riteniamo che debba essere utilizzata l’occasione della individuazione delle risorse per il nuovo ospedale comprensoriale che vanno invece impiegate su una nuova struttura cittadina a servizio di tutti i territori limitrofi compresi quelli fuori regione”.

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