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Manca l’anestesista e salta l’operazione al cuore: dimesso dall’ospedale di Terni, muore dopo due settimane

L’intervento era stato programmato per le gravi condizioni di salute dell’ottantenne ternano, ma l’emergenza Coronavirus ha fatto saltare tutto. I famigliari presentano querela attraverso l’associazione Codici

Il certificato di morte parla di “cardiopatia-arresto cardiaco”. La vittima è un ottantenne ternano, deceduto lo scorso 21 novembre, 18 giorni dopo le dimissioni dall’ultimo ricovero presso l’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni. Ricovero durante il quale l’uomo doveva essere sottoposto ad un intervento di “Mitraclip” proprio in considerazione delle sue precarie condizioni di salute. Ma l’intervento è saltato a causa dell’emergenza Coronavirus. Ed ora i famigliari chiedono di fare luce su quanto accaduto, attraverso l’associazione Codici.

L’anziano ternano è stato ricoverato presso l’azienda ospedaliera di Terni il 31 marzo 2020 (sino al 07 aprile 2020), il 13 agosto 2020 (con dimissioni il 18 agosto 2020) ed infine il 29 ottobre 2020 (sino al 03 novembre 2020).

“Tutti e tre i ricoveri – spiega il segretario di Codici, avvocato Massimo Longarini - sono avvenuti presso il reparto di cardiologia del nosocomio ternano; il primo addirittura in terapia intensiva. In occasione del secondo ricovero del 13 agosto 2020 ‘per scompenso cardiaco riacutizzato’, il paziente è stato dimesso con l’impegno scritto dei sanitari a ricontattarlo dalla unità operativa di emodinamica per essere sottoposto ad intervento di Mitraclip”.

“Il 29 ottobre 2020 l’azienda ospedaliera ha proceduto al terzo ricovero del paziente programmato con prenotazione dallo stesso istituto di cura con la seguente diagnosi di ammissione: altre e non specificate malattie della valvola mitrale”.

Il ricovero viene motivato con una “insufficienza mitralica severa” e per il giorno successivo – 30 ottobre – viene programmato un intervento di mitraclip.

“Dopo 4 giorni di ricovero, tuttavia – aggiunge Longarini - il signor Mario è stato dimesso senza che fosse praticato allo stesso alcun intervento chirurgico, per quanto ritenuto talmente necessario da preconizzare, all’atto delle dimissioni, la necessità di un’ulteriore prenotazione all’uopo. Nella cartella clinica si legge, quale motivazione del mancato intervento, una frase dal contenuto tanto grave quanto enigmatico: La procedura programmata di valvuplastica mitralica con sistema di Mitraclip veniva rinviata causa la mancata disponibilità dell’anestesista in considerazione dell’emergenza Covid”.  

“Il paziente ha vissuto a casa gli ultimi giorni della propria esistenza in condizioni di grande sofferenza. Ci si domanda come sia stato possibile dimettere un paziente, cardiopatico, che per prescrizione degli stessi sanitari dell’azienda ospedaliera avrebbe dovuto essere operato per la propria patologia (allo stato la causa, in assoluto, più frequente di decessi in Italia e nel mondo), adducendo quale motivazione l’assenza di un anestesista determinata dalla pandemia in atto”.

“Il Coronavirus, ad un anno dal suo avvento ed a sei mesi dall’attenuazione della prima fase della pandemia, non può aver rappresentato una ragione sufficiente per giustificare una carenza organizzativa talmente grave da annullare un intervento operatorio, urgente, programmato da settimane. Intervento operatorio – sottolinea Longarini - funzionale alla salvaguardia della vita di un individuo. Individuo che, qualche giorno più tardi, è venuto a mancare proprio per la patologia che si intendeva curare o alleviare”.

“I figli del povero signor Mario si sono rivolti alla nostra associazione ed è stata presentata una querela poiché, dinanzi alla dichiarata assenza di anestesisti, la cui veridicità dovrà essere accertata al pari della opportunità di sottrarli ad un intervento finalizzato a preservare un individuo da morte certa, si dovrà accertare se la Regione Umbria od il commissario Arcuri hanno adottato tutte le misure necessarie per il previsto potenziamento del sistema sanitario umbro”.

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