Neonato morto, cinquecento domande per fare luce nell’abisso di Giorgia

La giovane ha incontrato in carcere il consulente psichiatrico e una psicologa che l’hanno sottoposta al test “Minnesota”. Indagini verso la chiusura

Cosa è successo a Giorgia la mattina di quel primo agosto? Perché da madre amorevole, si è trasformata in assassina? Davvero sperava che suo figlio sarebbe stato trovato vivo? Perché gli ha lasciato attaccato il cordone ombelicale? È stata una coincidenza oppure lo ha fatto perché sapeva che così non avrebbe pianto?

La perizia medica: come è morto il bambino

Domande che si intrecciano come in un labirinto dentro la mente della ragazza, 27 anni, in carcere a Perugia da inizio agosto con l’accusa di omicidio aggravato per avere abbandonato il figlioletto appena nato nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo e avere, così da avere provocato la sua morte. Domande a cui ora i consulenti psichiatrici incaricati dalla difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Alessio Pressi, dovranno cercare di dare risposta attraverso una perizia che si avvarrà anche di un particolare strumento utilizzato per delineare la personalità delle persone.

Si chiama Minnesota multiphasic personality inventory (MMPI) ed è uno dei più diffusi test per valutare le principali caratteristiche della personalità. È utilizzato sia in ambito psicologico che psichiatrico seppure nasca in un contesto clinico, il test trova spesso applicazione anche nell’ambito giuridico.

Sono 500 le domande sottoposte alla ragazza, a risposta multipla. E forniranno elementi utili per tracciare una mappa quanto più dettagliata possibile della sua condizione psicologica. Sia quella attuale che quella in cui si trovava nel momento in cui ha deciso di lasciare il figlioletto in una busta di plastica accanto ad una siepe del parcheggio del supermercato. E indagheranno anche la possibilità che la ragazza sia stata travolta da una violenta forma di depressione post-parto.

Le carte della perizia completeranno il fascicolo di indagine della procura. Scartata l’ipotesi di una qualsiasi complicità da parte del compagno della ragazza o di qualsiasi altra persona, questo della perizia dovrebbe essere l’ultimo tassello del mosaico investigativo. Dopodiché il quadro sarà sufficientemente chiaro da poter chiudere le indagini e aprire – probabilmente dalla fine del mese di ottobre – l’altra partita che si giocherà in tribunale, tra formule abbreviate o processo ordinario. Con il quadro accusatorio che, se resterà invariato, potrebbe costare a Giorgia anche la condanna all’ergastolo.

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