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Giovedì, 30 Giugno 2022
Cronaca

Peste suina africana alle porte dell’Umbria, scatta l’allerta: cosa fare e quali sono i rischi

Segnalato un caso a Borgo Velino, comune del Reatino a circa 60 chilometri da Terni, convocata l’unità di crisi regionale. “Basta cinghiali”, la protesta degli allevatori umbri arriva a Roma

Fra Borgo Velino, piccolo comune del Reatino, e Terni ci sono circa 60 chilometri. Un cinghiale può arrivare a percorre una quindicina di chilometri su tratta che sono – quasi sempre – le stesse. Ma la peste suina africana continua a bussare alle porte dell’Umbria.

E l’ultimo caso di Psa rilevato a poca distanza dal confine umbro ha spinto la direzione regionale salute e welfare ad attivare le procedure previste dalle disposizioni ministeriali e regionali in merito alle attività connesse all’insorgenza di tale malattia. È stata perciò convocata l’unità di crisi regionale dove si è deciso di programmare un incontro con le Regioni Lazio, Abruzzo, Marche e Toscana per esaminare eventuali azioni comuni da intraprendere. In virtù dell’innalzamento del livello di allerta, è stato dato mandato ai servizi veterinari Usl di aumentare i controlli negli allevamenti di suini situati in prossimità dell’area infetta. Sono inoltre state programmate attività di ricerca attiva delle carcasse nel territorio regionale con il coinvolgimento degli Atc umbri.

“La direzione salute della Regione Umbria spiega una nota diffusa da Palazzo Donini - pur trattandosi di una patologia non pericolosa per l’uomo, richiama l’attenzione dei cittadini ad adottare alcuni comportamenti che possono impedire la diffusione della malattia responsabile di enormi conseguenze economiche dovute ai costi di eradicazione, blocco delle esportazioni di prodotti nazionali e regionali come gli insaccati di carne suina”.

Tra le raccomandazioni c’è soprattutto quella di smaltire i rifiuti alimentari di qualunque tipologia - che possono essere di facile accesso ad animali quali i cinghiali, sensibili alla patologia - in contenitori idonei e chiusi e non somministrarli per nessuna ragione ai suini domestici o ai cinghiali, di non lasciare rifiuti alimentari in aree accessibili ai cinghiali e informare tempestivamente i servizi veterinari del ritrovamento di una carcassa di cinghiale attraverso il numero unico regionale (075 81391).

“Qualora il territorio dovesse essere interessato dall’infezione – aggiunge la nota - saranno vietate nelle aree colpite la raccolta dei funghi e dei tartufi, la pesca, il trekking, il mountain biking e le altre attività che, prevedendo l’interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti o potenzialmente infetti, comportano un rischio per la diffusione della malattia”.

Oggi, inoltre, si è tenuto a Roma un “blitz” di agricoltori, cittadini e istituzioni in piazza Santissimi Apostoli a Roma, con la presenza anche di centinaia di agricoltori e allevatori provenienti dall’Umbria, sotto le bandiere di Coldiretti.

In Italia si stima ci siano 2,3 milioni di cinghiali: un problema non solo per il rischio peste suina, ma più in generale un “allarme per la sicurezza delle persone in campagna e città con i branchi che si spingono fin dentro i centri urbani”.

“La maggioranza degli italiani considera l’eccessiva presenza degli animali selvatici una vera e propria emergenza nazionale che incide sulla sicurezza delle persone oltre che sull’economia e sul lavoro, specie nelle zone più svantaggiate”, ha denunciato nel corso della manifestazione il presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini, sottolineando l’esigenza “di interventi mirati e su larga scala per ridurre la minaccia dei cinghiali a livello nazionale”.

Anche a seguito dell’arrivo dell’emergenza psa nel vicino Lazio, Coldiretti Umbria aveva predisposto nei giorni scorsi un documento per la Regione, proprio a salvaguardia del comparto suinicolo locale, già alle prese con una congiuntura caratterizzata da bassi margini per gli allevatori e alti costi di produzione.

“Documento - informa Coldiretti - cui hanno fatto seguito due provvedimenti della Regione: il primo, che accoglie la nostra richiesta di riduzione, da 48 a 4 ore, del termine di attesa per l’intervento dell’Atc che l’imprenditore agricolo deve rispettare prima di poter agire direttamente nell’abbattimento dei cinghiali sul fondo. Il secondo - aggiunge Coldiretti - per rafforzare le attività di controllo e contenimento, al fine di ridurre la popolazione dei cinghiali. Di certo non basta, occorre attivare ogni misura utile e straordinaria - afferma Coldiretti Umbria - per porre un freno decisivo alla proliferazione degli ungulati, che dopo aver pesantemente colpito per decenni i redditi degli agricoltori, l’ambiente e la pubblica sicurezza, ora con il diffondersi della Psa rischia di compromettere un comparto, quello suinicolo, con oltre 800 allevamenti e circa 190mila capi e con un’incidenza dell’11% sull’economia agricola umbra”.

“La mancata gestione negli anni dell’abnorme numero degli ungulati anche nella nostra regione - ribadisce Coldiretti Umbria - ora potrebbe ripercuotersi in maniera pesante sulla filiera suinicola, sulle attività di trasformazione, sull’intera norcineria. Per questo - conclude Coldiretti Umbria - è venuto il momento della massima concretezza per mettere in campo tutte le misure necessarie a prevenire quello da noi definito come un possibile tsunami economico e sociale, da cui sarebbe difficile rialzarsi”.

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