Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Castello di San Girolamo, la sentenza: il fatto non sussiste, tutti assolti

Caduta anche l’accusa di truffa per la vicenda che coinvolse la Diocesi di Terni e l’Istituto di sostentamento del clero per la compravendita dell’ex monastero di Narni

Il fatto non sussiste, tutti assolti. Finisce così la vicenda della compravendita del castello di San Girolamo di Narni. Oggi, martedì primo dicembre, il tribunale di Terni (presidente Rosanna Ianniello, giudici Dorita Fratini e Marco Di Tullio) ha pronunciato la sentenza che scagiona i cinque imputati finiti nell’inchiesta aperta nel 2011 dall’allora pubblico ministero Elisabetta Massini.

Alla sbarra erano finiti Luca Galletti, ex direttore dell’ufficio tecnico della diocesi e braccio destro dell’ex vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, dell’ex economo diocesano Paolo Zappelli, il notaio ternano Gian Luca Pasqualini, già membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, dell’ex sindaco di Narni, Stefano Bigaroni, e due dirigenti del Comune di Narni, Antonio Zitti e Alessia Almadori.  

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Delle accuse originarie, nel fascicolo processuale era rimasto ben poco. L’ipotesi investigativa da cui si partì immaginava scenari foschi: associazione a delinquere, riciclaggio, turbativa d’asta e una serie di altre contestazioni che si inserirono nel più ampio panorama del “buco” da 20 milioni di euro che aveva divorato i conti della curia ternana.

Il fragore di quella bomba è però risuonato in maniera molto più blanda nell’aula del tribunale di Terni quando il pm in udienza, la dottoressa Barbara Mazzullo, ha invece letto le richieste di condanna e, soprattutto, anticipato che il castello accusatorio è riassunto nell’accusa di truffa. Niente associazione né tantomeno autoriciclaggio. Da qui le richieste: 2 anni e 9 mesi per Galletti (difeso dall’avvocato Manlio Morcella) e Zappelli (assistito dall’avvocato Luca Maori); un anno e 6 mesi per Zitti e Pasqualini (assistiti dagli avvocati Pasqualini ed Esposito) ed assoluzione per Bigaroni e Almadori.

Oggi è stata scritta una pagina nuova di questa storia, che ribalta tutto quello che è successo negli anni: il fatto non sussiste, imputati prosciolti con formula piena. Con un ritornello che si sta ripetendo piuttosto spesso nelle inchieste che hanno squassato la politica, l’economia e la storia recente della città di Terni.

“Ci troviamo di fronte a persone che sono state sbattute in carcere ed oggi vengono assolte perché il fatto non sussiste. Si tratta di una cosa gravissima – spiega l’avvocato Luca Maori, che in udienza ha difeso la posizione di Zappelli – Cose che non devono più accadere. E ora chi paga per quella detenzione e per tutte le conseguenze? Senza dubbio, avanzeremo delle richieste per vedere un giusto risarcimenti di quei danni subiti”.

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