Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Ragazzo morto nello schianto in galleria, la madre: è il dolore più grande che ci possa essere, voglio giustizia

Udienza al tribunale di Spoleto per l’incidente costato la vita a Nikola Duka. La difesa dell’imputato chiede un incidente probatorio per ricostruire la velocità delle auto coinvolte e poi il rito abbreviato

“È dura”. L’udienza di fronte al gup del tribunale di Spoleto, Federica Fortunati, si è conclusa da poco. Sul banco degli imputati c’è il ragazzo che alla guida di una Volvo si è schiantato contro la Lancia Y di Nikola Duka: aveva 21 anni. Era il 14 marzo del 2019, l’incidente mortale è avvenuto all’interno della galleria Forca di Cerro, a Sant’Anatolia di Narco. Da allora, la madre di Nikola, Rezana Rrapaj, non ha mai smesso di lottare e di chiedere giustizia per suo figlio. Così come ha continuato a fare ieri. “L’udienza è un po’ durata, sono stata anche male: affrontare tutti questi processi senza vedere la fine è veramente dura”.

Il giovane alla guida della Volvo deve rispondere dell’accusa di omicidio stradale: secondo la ricostruzione dell’accusa – rappresentata in aula dal pm Federica Filippi - avrebbe invaso l’altra corsia, causando il fatale impatto frontale. Gli accertamenti effettuati dopo l’accaduto attestarono la presenza di un tasso alcolemico superiore al consentito nel sangue dell’imputato.

Mamma Rezana è assistita dagli avvocati Filippo Tosti e Lorenzo Tizi, si è costituita in giudizio anche l’Associazione italiana familiari vittime della strada tramite l’avvocato Walter Rapattoni, mentre l’imputato è assistito dall’avvocato Marco Angelini.

Durante l’udienza di ieri è stata avanzata la richiesta di incidente probatorio ai fini di definire la velocità del mezzo condotto da Nikola (per la consulenza della Procura risultava, al momento dell’impatto, a 19 km/h mentre la difesa dell’imputato ritiene fosse a 60kh/h) e l’entità del danno biologico, così da definire l'esatto ammontare delle somme spettanti alle parti civili costituite come risarcimento, procedere alla liquidazione delle stesse ed alienare l’assicurazione dal processo.

“Le parti civili si sono opposte – spiega l’avvocato Rapattoni - ed il giudice ha emesso un’ordinanza di respingimento, per poi chiedere alla difesa se volesse procedere ai riti alternativi.  A questo punto, è stato richiesto il rito abbreviato condizionato all’incidente probatorio. Il giudice si è riservato, rinviando al prossimo 16 giugno”.

Al termine dell’udienza, Rezana – che dalla morte del figlio si dà da fare per contrastare il fenomeno della guida in stato di ebrezza - ha invece affidato ad un post su facebook tutta la sua sofferenza: “Noi mamme vorremmo vivere le cose belle della vita dei nostri figli, ma io sono costretta ad affrontare il dolore più grande che ci possa essere, a ritrovarmi di fronte chi mi ha tolto la gioia. Mio figlio non può chiedere più niente, ma quello che chiedo io per lui è giustizia. Vogliamo pene severe per chi guida ubriaco, chi sbaglia deve pagare. Vogliamo che nessun altro perda la propria vita per incoscienza altrui. Vogliamo che più nessuna madre soffra in questo modo, che il mondo sia un posto migliore dove vivere, che i nostri figli possano godersi le giornate con gli amici o le serate insieme senza rischiare di finire in una tomba. Mai più sangue sull’asfalto”.

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