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Cronaca

Pubblica su Facebook notizie riservate su un’indagine nei confronti del collega poliziotto: condannato

In servizio presso la procura della Repubblica di Terni, aveva fatto una quindicina di accessi abusivi alla banca dati per “motivi di risentimento”: assolto in primo grado, la Corte d’appello di Perugia ha ribaltato la decisione

Sentenza di primo grado completamente ribaltata, quella emessa ieri dalla Corte di appello di Perugia che ha condannato l’imputato, un pubblico ufficiale in servizio all’epoca dei fatti presso la sezione di polizia giudiziaria della procura della Repubblica di Terni, alla pena di sei mesi di reclusione (pena sospesa) perché riconosciuto responsabile dell’accesso abusivo nel Sistema informativo della cognizione penale (Sicp), oltre al pagamento delle spese processuali nonché al risarcimento dei danni. La sentenza emessa nel 2021 dal tribunale di Terni aveva invece assolto l’imputato.

I fatti risalgono al 2016. La vicenda inizia quando l’uomo pubblica un post su Facebook con notizie riservate riguardanti un altro appartenente alla polizia di Stato, un superiore dell’imputato. Dalle indagini è emerso che il pubblico ufficiale, per motivi di risentimento nei confronti del collega, senza alcuna autorizzazione, approfittando della sua posizione e utilizzando le proprie credenziali, aveva fatto accesso al Sicp, protetto da misure di sicurezza, per carpire dati e informazioni contenuti nel sistema e riguardanti un particolare procedimento penale. Dai controlli sono risultati una quindicina di accessi in quattro diverse giornate nell’arco di una dozzina di giorni.

“Da evidenziare – scrive il procuratore generale della Repubblico doi Perugia, Sergio Sottani, in una nota - che il sistema Sicp serve per gestire i dati relativi a procedimenti penali iscritti nel registro delle notizie di reato e coperti dal segreto istruttorio”.

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