Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Da Terni alla Calabria per combattere in prima linea la “guerra” contro il virus

Il racconto di Marco Petrelli, giornalista e ufficiale della riserva selezionata al punto vaccinale difesa di Cosenza

Arriveremo presto a superare i seicento vaccini al giorno” afferma il capitano medico Andrea Benicchi. Classe 1988, Benicchi è da due settimane il nuovo direttore sanitario del punto vaccinale difesa (Pvd) di Vaglio Lise a Cosenza. Con lui il tenente Luca Buonerba che dirige la logistica dello hub dove lavora anche chi vi scrive, “penna” ternana addetta alla… comunicazione.

unnamed (8)-8-2Penna due volte: giornalista arruolato nel bacino nella riserva selezionata dell’esercito quale tenente responsabile della pubblica informazione al Pvd. E con la penna nera da alpino in testa…

Un “vecio” considerata l’età media di medici ed infermieri, under 30 sebbene con diciotto mesi di prima linea nella lotta al Covid sulle spalle. Alcuni di loro sono qui da sette mesi.

È da novembre 2020, infatti, che l’area antistante la stazione ferroviaria di Cosenza-Vaglio Lise è un via vai di camici bianchi e di cittadini calabresi. Ospedale da campo fino a marzo 2021, è stato in seguito trasformato in hub vaccinale, uno dei più “battuti” della regione, forte di sei box per vaccinazioni, una farmacia e di due laboratori analisi shelter. Le persone in coda sono tante, sin dalle prime ore del mattino, incuriosite dalle tende pneumatiche che ospitano ambulatori, segreteria, sale d’aspetto.

Mi raccomando, niente caffè nei quindici minuti dopo l’inoculazione”, ricorda Lorenzo Matone, tenente medico da Roma. Neanche 30 anni, secco e slanciato segue i pazienti prima della somministrazione del vaccino, valutando il loro quadro clinico e non mancando, da bravo romano, di fare una battuta per distendere e per stemperare gli animi.

Sì, perché se il Covid spaventa, il vaccino può suscitare scetticismo e perplessità. Capita, infatti, che chi prenota finisca poi per esporre i suoi dubbi ai medici, dubbi che possono trasformarsi in rinuncia alla vaccinazione o in stati d’ansia.

Una signora, insegnante, si presenta al mio box. Ha paura del vaccino: il marito perso l’anno prima, tre figli e la preoccupazione che diventa pianto. Ci parlo, riesco a tranquillizzarla e a spiegarle l’importanza di ciò che sta facendo” ricorda il tenente medico Rebecca Rocchi, 28 anni, romana, a Vaglio Lise da maggio.

In effetti i medici del Pvd vogliono anche rassicurare e rasserenare chi si appresta a fare questo piccolo, grande passo verso il ritorno, generale, ad una normalità che manca a tutti noi da ormai molto tempo.

La signora - continua Rebecca - si è sottoposta al vaccino. Poi, una settimana dopo, eccola tornare con la figlia. Qualcosa che ti tocca come persona e come medico”.

Un episodio dei tanti accaduti nell’arco dei sette mesi dell’ospedale da campo e poi dello hub vaccinale di Vaglio Lise, durante i quali il rapporto con la popolazione locale si è fatto sempre più forte. E mica solo per l’attività sanitaria!

Arrivando, ho notato che lungo il perimetro esterno sono montate delle piccole fontane, acqua potabile per chi resta in fila sotto il sole cocente di giugno. Un accorgimento del tenente Genesin e dei suoi militari del 3° Reparto Sanità “Milano” in previsione della crescente calura estiva per chi attende in fila, a piedi ed in auto.

D’altronde con una media di cinquecento persone giornaliere (destinata a salire) l’attesa può essere lunga.

Più fresco che a casa mia. Siete persone gentili”, commenta una signora anziana, mentre aspetta il colloquio con il medico. In tre settimane qui al “campo” (come lo chiamo io) ho notato come i ringraziamenti e la gratitudine espressi dalle persone non siano mai ampollosi, semmai genuini come genuina è la gente calabra.

Un team affiatato quello del Pvd, una squadra che funziona perché tutti accomunati dalla passione per il lavoro che svolgiamo e, in parte, dalla poca differenza d’età. Qui il più giovane ha venti anni ed il più vecchio, si fa per dire, una quarantina.

Alcuni militari del “Milano” sono inoltre veterani di altre missioni, compresa Beirut; i medici e gli infermieri, invece, sono o personale in servizio permanente o arruolati nei primi mesi dell’emergenza pandemica, quando preoccupazione, paura, dubbi segnavano profondamente la nostra quotidianità. E quando occorrevano forze qualificate per combattere la guerra al virus…

È tardi. Il sole cala e in noi sale un po’ di stanchezza: il Pvd è attivo dal lunedì al sabato, dalle otto alle venti. Le presenze, per fortuna, non sono mancate ma il caldo e le tante ore si fanno sentire.

Unico ternano ed unico umbro dello hub, smontando incrocio due colleghi viterbesi coi quali ci scappano la battuta fra “vicini” di casa ed un veloce ricordo delle uscite domenicali in moto fra la Valnerina ed il lago Bolsena e coi quali si fantastica un po’ su come trascorrere il ben poco… tempo libero!

* giornalista e ufficiale della riserva selezionata al Pvd di Cosenza

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