Maria Chiara, parla il fidanzato: quando mi sono svegliato era bianca, ecco cosa è successo

Intervistato dalla Vita in diretta il 21enne indagato per omissione di soccorso aggravato nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della diciottenne di Amelia. Il procuratore Liguori: cercheremo i responsabili porta a porta

foto di repertorio Amelia

“Quando mi sono svegliato era bianca, ho cercato di svegliarla. Ma lei non rispondeva. Allora ho chiamato i soccorsi”. Parla ai microfoni della Vita in diretta, la trasmissione di Rai Uno, il fidanzato di Maria Chiara, la diciottenne trovata morta sabato mattina nella casa di lui, ad Amelia.

Ventuno anni, lui e la ragazza si frequentavano da qualche mese. Ora è indagato per omissione di soccorso aggravata per la morte della giovane, uccisa da una overdose, probabilmente di eroina.

Alla trasmissione televisiva ha confermato, per sommi capi, quanto raccontato sabato nel corso delle quattro ore in cui è stato faccia a faccia con i carabinieri di Amelia e il pubblico ministero Camilla Coraggio. Sette pagine di ricordi, confusi e terribili. Che soltanto in parte servono a fare luce sulle ultime ore di Maria Chiara. Di certo c’è che hanno trascorso la notte assieme, dopo avere assunto sostanze stupefacenti che, ha detto agli inquirenti, arriverebbe dalla piazza di Roma. Non era la prima volta che accadeva. Forse era la prima volta che Maria Chiara usava eroina in questo modo. Ma saranno gli esami tossicologici a spiegare meglio cosa abbia davvero spezzato la giovane vita di questa ragazza che proprio venerdì compiva diciotto anni.     

"Pensavo dormisse. E invece, quando ho visto che non rispondeva, ho chiamato il 118", ha raccontato ancora il 21enne.

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“Non possiamo commettere errori perché faremmo un secondo danno. Dobbiamo andare a cercare, porta a porta, i responsabili”. Così il procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, nel corso di una conferenza stampa per fare il punto sulle indagini.

“Stiamo cercando di ricostruire questo fatto, anche se è difficile farlo in 24 ore. È evidente che la morte di Maria Chiara, giovanissima, non si può smaltire in poche ore”.

“Ci sono troppe tessere da incastrare per dare una lettura coerente. Stiamo notando pressione sulle indagini e questo non aiuta. È un momento in cui l’autorità giudiziaria fa difficoltà. Mai come questa volta chiedo velocità negli esami, perché abbiamo piste di lavoro alternative. Ci interroghiamo su tutti i passaggi che hanno portato alla morte della ragazza. Anche l’ipotesi del festeggiamento della giovane. Ogni ricostruzione è ancora al vaglio”.

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“La vicenda è ancora più drammatica proprio per il destino che la porta via il giorno della sua maturità. Tutto questo sta creando una nuvola di clamore e pressione. Pensate ai poveri genitori. Ciò non toglie che dobbiamo fare il nostro dovere fino in fondo. Non molleremo ma nel rispetto di tutte le garanzie che spettano ai sospettati, agli indiziati. L’indiziato numero uno non ha offerto una lettura logica”.

“C'è preoccupazione poiché Terni e provincia hanno questa ferita aperta, dobbiamo dircelo. L’utenza si avvicina presto al consumo di stupefacenti. Ci aspetteremmo che la società civile si unissse nella lotta contro la droga. E invece, sembra sempre lo stesso rituale: c’è la disgrazia ma poi tutto torna come prima. Anche il mondo dei medici del Sert si stanno interrogando sul fatto che si sta abbassando l’età degli utenti”.

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“Stiamo cercando di capire come voi, cosa è successo nella notte tra il 9 e il 10 e dove è stata acquistata la droga. Lo faremo con tutta la serietà che sempre abbiamo messo in campo. Dobbiamo capire se c’è stato un sos, o meno, un sostegno, un aiuto. Troppe ancora le incognite, tante le tessere da incasellare e capire se c’è un filo comune. Adesso abbiamo solo fame di verità, ma senza fretta”.

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