Morte di Flavio e Gianluca, la spettacolarizzazione oscena di una tragedia immane ed il ricordo degli amici del campetto

I riflettori puntati e un lenzuolo bianco: considerazioni su una drammatica vicenda che all’improvviso ha sconvolto la vita di due famiglie

foto campetto

Il campetto di calcio, punto di ritrovo e frequentazione tra i più piccoli. Un luogo che accomuna tutti i quartieri della città di Terni, soprattutto quelli periferici, è diventato oggetto delle “fantasie” più sfrenate ed incomprensibili. A circa 72 ore dalla diffusione della notizia che ha fatto il giro della penisola, e superando anche i suoi confini, si ripropone come ormai da tempo la questione. Spettacolarizzare una tragedia, banalizzandola, generalizzandola, permettendosi addirittura di prevaricare i confini del dolore e dignità personale.

Ciò che sta accadendo in queste ore va assolutamente stigmatizzando. Partiamo da un presupposto: Terni non è il Bronx, come qualcuno vuol fa credere. Neppure una città dove nei suoi quartieri pullula degrado e nidifica terrore. È un capoluogo con le sue debolezze, criticità e problematiche. Alcune le raccontiamo anche noi con gli occhi dei lettori che le segnalano. Ad esempio ciò che sta accadendo in centro dopo le settimane di lockdown. Segnali poco confortanti arrivano soprattutto dai più giovani che si divertono in mancanza di altro, vedi discoteche aperte, a pensare di fare li ganzi tra le vie del centro. Hanno capito davvero poco, aggiungiamo. Ma non è questo il punto. È necessario un impegno comune, a partire dalla politica locale che deve dare il buon esempio ed evitare di utilizzare questa tragedia per fini personali e scopi propagandistici. Semplicemente limitarsi a difendere e lodare il lavoro delle forze dell’ordine svolto fin qui.

Ciò che devasta inoltre è l’utilizzo indiscriminato, come spesso accade, dei social media: ormai da anni la discussione si è spostata sulle piazze virtuali dimenticando che verba volant, scripta manent. Ma è altresì devastante cercare di penetrare nel tessuto sociale, intimo e concausare tutto ciò.  Durante le settimane di chiusura, quando la paura del virus assaliva ogni singola abitazione, ci si ritrovava sui balconi promettendosi unità, fratellanza, solidarietà, dignità e rispetto. Ora che l’emergenza è alle spalle, tutti questi valori sono stati completamenti riposti. Invece di avere un pizzico di comprensione per il dolore di due famiglie, devastate da una tragedia assurda ed immane, si cavalca il cavallo più gettonato ossia quello di dare un proprio giudizio su un qualcosa che non si conosce né si immagina.

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Dal giorno dopo i funerali, della morte di Flavio e Gianluca si parlerà sempre di meno, come è nella logica delle cose. Resterà un dolore immenso per chi li ha conosciuti, frequentati, amati: ecco perché ci vorrebbe un po’ più di comprensione. Anche noi siamo stati al campetto, ma non abbiamo immortalato e ripreso una bottiglia vuota o cercato il degrado. Semplicemente fotografato il lenzuolo lasciato dai loro amici. Perché ci è sembrata l’unica cosa che più conta in questo momento.

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