Flavio e Gianluca, lente puntata sul metadone e le regole dei Serd: “Subito un confronto in Parlamento”

Il procuratore Liguori: “Dovremo capire come questo materiale sia finito nelle mani del sospettato”. Si muove anche la politica, Gasparri (Forza Italia): non rendiamo vana la tragedia di Terni

“Dovremo capire come questo materiale sia finito nelle mani del sospettato”. Il procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, ha acceso un faro su metadone e regole dei Serd, i servizi sanitari che si occupano di dipendenze, soltanto poche ore dopo il fermo che ha portato in carcere lo spacciatore che ha ceduto il cocktail mortale a Flavio e Gianluca, i due ragazzi di Terni morti nella notte tra lunedì e martedì scorsi.

Il meccanismo prevede che il servizio consegna agli assuntori iscritti che stanno tentando di uscire dal tunnel attraverso la terapia a scalare, dosi di metadone piuttosto che somministrare di volta in volta la singola razione giornaliera in presenza. In gergo, questa procedura viene definita “affido” e segue quanto previsto dalla legge, con la possibilità che ogni singolo assuntore possa avere una disponibilità che copre fino a 30 giorni. La quantità media è di circa 70 milligrammi al giorno.

Il problema si concretizza nel momento in cui il metadone non viene più utilizzato per gli scopi istituzionali. Una ricerca effettuata qualche anno fa da Gfk Eurisko insieme con FeDerSerD (Federazione italiana operatori dei dipartimenti e servizi delle dipendenze) che analizzava il fenomeno della tossicodipendenza e i sistemi di trattamento dei servizi territoriali fece emergere, tra i vari lati positivi, anche due aspetti negativi: la diversione e il misuso. Vennero ascoltati in tutta Italia 378 tossicodipendenti da eroina in terapia “agonista” per dipendenza da oppiacei - ossia che utilizzavano metadone - reclutati da 100 Sert e 100 medici. Un terzo dei pazienti ammise cioè di aver venduto il farmaco sul mercato nero e il 15% di esserselo somministrato in modo improprio, cioè iniettandolo (per sballare, per abitudine, per crisi di astinenza).  

Lo spacciatore 41enne arrestato non ha fatto alcun mistero: “Gli ho venduto il metadone per 15 euro”, ha ammesso prima di fronte ai carabinieri e poi confermato di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni. Utilizzando quei soldi per “mantenere” la sua dipendenza.

Chiarita la cornice dentro la quale è avvenuta la cessione di “sostanze droganti” che hanno causato il decesso dei due adolescenti ternani, vanno però dunque messi a fuoco altri aspetti. Computer e telefoni cellulari di Flavio e Gianluca sono stati posti sotto sequestro per capire che ruolo abbiano avuto il web e i vari social network in questa vicenda e se ci siano tracce che riportano alla cosiddetta “purple drank”, ossia la droga che si compone mischiando codeina (che si trova in alcuni sciroppi per la tosse). Ma gli investigatori vorranno verificare se tutte le procedure – e le regole – siano state seguite per mettere nelle mani dello spacciatore il metadone killer.

“Per non rendere vana la tragedia di Terni, che ha visto la morte di due adolescenti che hanno ingerito del metadone, bisogna subito rivedere le regole di alcuni servizi pubblici che si occupano delle dipendenze”, dichiara all’Adnkronos il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri.

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“Nel caso di Terni, a un tossicodipendente era stato dato dal servizio pubblico, secondo quella che pare una prassi abituale, il metadone da utilizzare nell’arco di una intera settimana. Invece ha venduto il metadone a dei ragazzi che sono morti in maniera drammatica. Il metadone dovrebbe essere somministrato per un consumo immediato e contestuale del tossicodipendente nella sede del servizio pubblico – ricorda l’azzurro – Con l’obiettivo, con dosi a scalare, di arrivare a un recupero del tossicodipendente. In realtà in molti servizi pubblici si consegna il metadone per una settimana o più. Il che facilita la trasformazione del tossicodipendente in uno spacciatore che vende il metadone. Quindi la responsabilità dei servizi pubblici è clamorosa, urge un confronto in Parlamento”.

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