Droga e giovani a Terni, “la stretta repressiva è inefficace nel prevenire le morti”

Intervento del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza: overdose in crescita in città ben prima del clamore mediatico suscitato dalla morte di Flavio e Gianluca, assenti unità di strada e per la riduzione del danno

“La stretta repressiva è inefficace nel prevenire le morti. Anzi, è controproducente: rischia di spaventare e allontanare persino dai servizi di emergenza”.

È questo uno dei passaggi dell’intervento che il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) sviluppa nel dibattito che segue la morte di Flavio e Gianluca, i due adolescenti ternani uccisi da un cocktail di metadone nella notte tra il 6 ed il 7 luglio scorsi. La riflessione porta il Cnca ad esprimere “preoccupazione per la chiave unicamente repressiva che sta prendendo il dibattito pubblico e le conseguenti azioni istituzionali proposte in merito alla morte dei due adolescenti di Terni, Flavio e Gianluca, a quanto pare avvenuta in seguito all’intossicazione da una, o più, sostanze psicoattive”.

Al contrario, il Coordinamento chiede “l’immediata attivazione, non solo in Umbria ma su tutto il territorio nazionale, della riduzione del danno (RdD) prevista dal governo nei livelli essenziali di assistenza (Lea) che le Regioni sarebbero tenute ad assicurare nell’ambito del servizio sanitario nazionale”.

“In queste settimane, i media si sono fatti portavoce di un dibattito pubblico e istituzionale basato su slogan, termini sterili e luoghi comuni, a partire dalla solita presunta emergenza droga. Proprio su questo – rileva il Coordinamento - ci teniamo a ricordare che secondo l’ultima relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze, con dati 2018 e presentata al Parlamento nel dicembre scorso, le sostanze illegali hanno provocato la morte di 334 persone, rispetto alle 93mila attribuibili annualmente al tabacco (il 14% di tutte le persone decedute) e alle 40mila uccise da malattie correlate all’alcol”.

“Riguardo alle azioni istituzionali da mettere in campo, sottolineiamo l’assenza a Terni di una qualsiasi unità di strada o progetto di riduzione del danno. L’ultima attività di questo tipo, peraltro di affiancamento o supporto al servizio dipendenze (SerD) e con rari presidi all’esterno, risale ormai a 10 anni fa. Anche il progetto ‘Notti sicure in Umbria’, che interveniva in tutta la regione nei grandi eventi del divertimento con postazioni chillout, primo soccorso, spazio informativo, ristoro e servizio di drug checking (analisi rapida delle sostanze) è ormai finito e potrebbe essere replicato se fosse rifinanziato”.

Per il Coordinamento, dunque, “la stretta repressiva è inefficace nel prevenire le morti. Anzi, è controproducente: rischia di spaventare e allontanare persino dai servizi di emergenza, mentre laddove in campo c’è la RdD le morti scendono e le overdose calano fin quasi a scomparire”.

“Grazie alla RdD – aggiunge il Coordinamento - il mondo adulto attiva un dialogo alla pari, non giudicante, con i giovani, attraverso una corretta informazione che mira a creare consapevolezza nelle loro scelte, riducendo così danni e rischi legati ai consumi (e quindi anche le potenziali vittime). Arrivando anche a prendere in carico quelli problematici che chiedono aiuto. In una regione come l’Umbria, per anni capofila a livello nazionale, secondo le relazioni al Parlamento sulle droghe, delle vittime di overdose, appare ancora più importante puntare sulla RdD. A quanto pare le overdose erano in crescita anche nella stessa Terni, ben prima del clamore mediatico suscitato da queste ultime due tragiche morti”.

“Proprio su questo – è la conclusione del ragionamento - chiediamo a gran voce alle Istituzioni di garantire immediatamente su tutto il territorio nazionale la riduzione del danno, diventata dopo anni di attesa e di battaglie politiche un diritto (al momento quasi sempre negato) rivolto in primis agli stessi consumatori. Il suo inserimento nel livelli essenziali di assistenza che le Regioni dovrebbero garantire nell’ambito del servizio sanitario nazionale, avvenuto nel 2017, non ha infatti portato alla tanto attesa capillare attivazione di questo servizio lungo la penisola”.

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“La rete nazionale Cnca, a partire dal 1980, ha maturato una consolidata esperienza nei servizi di prossimità e di RdD, attivati in Italia dai propri soci già a partire dagli anni Novanta, anche con unità mobili. Questa più che decennale attività, ci porta oggi a chiedere alle Istituzioni il rispetto della nostra lunga storia e delle professionalità acquisite nel tempo e dai più riconosciute, riportando l’attenzione sulle politiche di prevenzione, educazione e riduzione del danno”.

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