Droga tra i giovani, non solo Flavio e Gianluca. Il giudice: allarmante consuetudine a consumare metadone e codeina

Terni, l’ordinanza del gip che tiene in carcere il 41enne accusato di avere ceduto il cocktail letale ai due adolescenti morti. L’arrestato: ho venduto metadone per comprarmi la cocaina. La ricostruzione

“Allarmante consuetudine tra i ragazzi, soprattutto adolescenti, di assumere metadone diluito o codeina diluita con acqua o con altre bevande, al fine di ottenere un effetto rilassante. Secondo quanto riferito, le modalità di miscelare le sostanze vengono apprese da alcuni video che circolano su internet e da alcune canzoni di cantanti trap”. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni, Barbara DI Giovannantonio, nell’ordinanza che tiene in carcere il 41enne ternano accusato di avere ceduto le “sostanze droganti” a Falvio e Gianluca, i due adolescenti morti a Terni nella notte tra il 6 ed il 7 luglio.

Nelle nove pagine del provvedimento non vengono soltanto ricostruite le ultime ore di vita dei due ragazzi, dall’incontro con lo spacciatore fino ai primi malori mentre i compagni erano impegnati in una partita di calcio alla “tedesca”. E non viene soltanto ricostruito il profilo della persona arrestata con la contestazione della “morte come conseguenza di altro reato”: “La forte dipendenza da cocaina impedisce all’indagato una efficace autoregolamentazione – scrive il gip nel dispositivo - per cui esiste concreta e attuale pericolosità del Romboli. Non è in grado di contenere i propri impulsi criminali” e “la dipendenza dalla cocaina è tale da non essere in grado di controllarsi nell’assunzione del metadone” che è stato venduto (a 15 euro, ndr) “per ricavare i soldi a lui necessari per l’acquisto della cocaina”.

Il giudice tenta anche di ricostruire anche il “contesto” nel quale questa tragedia è maturata. Un passaggio che conferma quanto già era stato evidenziato dal procuratore della Repubblica, Alberto Liguori, che all’indomani dell’arresto dello spacciatore aveva parlato della “dimestichezza” dei giovani con il mondo della droga.

La ricostruzione

Il gip conferma quanto già era emerso. Flavio e Gianluca hanno incontrato lo spacciatore a cavallo dell’ora di cena del 6 luglio. Si conoscevano già da tempo e sembra che anche nel mese di giugno ci sia stata cessione di altre sostanze. In quel caso sembra si sia trattato di codeina mentre nell’ultima drammatica occasione, la sostanza ceduta è stata il metadone. Mezzo flacone, diluito in una bottiglietta di sciroppo. Ed è per questo che, probabilmente, Flavio e Gianluca credono sia codeina. Consumano insieme. Poi l’arrestato torna a casa, mentre i due ragazzi si avvicinano al campetto. Si sentono male, soprattutto Gianluca. Che vomita una “sostanza biancastra”. “Stavano male già intorno alle 21.30”, racconteranno gli amici ai carabinieri che hanno condotto l’indagine. Rincaseranno tra mezzanotte e le due del mattino. Per poi essere trovati privi di vita nel letto di casa dalle rispettive madri.

Le cause della morte

Il gip ritiene che la causa della morte sia da ascrivere all’assunzione di metadone. “L’effetto letale – scrive - è conseguenza dell’alta concentrazione della sostanza. Il metadone può avere infatti una potenzialità letale se assunto da soggetti privi di tolleranza agli oppioidi. Quindi in soggetti non tossicodipendenti l’efficacia della sostanza è tale che anche una minima quantità può determinare il decesso. Per Flavio e Gianluca, non tossicodipendenti, anche l’assunzione di una bassa concentrazione di metadone diventava potenzialmente letale”.

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L’indagato resta in carcere

Considerazioni che hanno spinto il gip a confermare la detenzione in carcere per lo spacciatore. Decisione rispetto alla quale il legale dell’uomo, l’avvocato Massimo Carignani, non presenterà alcuna istanza di modifica. “La frequentazione di gruppi composti da soggetti minorenni e le offerte di sostanza stupefacente agli stessi, certamente ancora non dotati della completa maturità mentale, sono indici inequivocabili di una concreta e attuale pericolosità” dell’indagato “e di una specifica propensione alla commissione di ulteriori delitti della stessa specie. A causa della dipendenza dalla cocaina l’indagato non è in grado di contenere i propri impulsi criminali ed è portato a cedere il metadone per ottenere il denaro necessario per acquistare cocaina”. Un soggetto pericoloso che potrebbe ripetere lo stesso reato nonostante “lo stato di profonda frustrazione in cui si trova ora, resosi conto della gravità dei fatti accaduti. La pericolosità sociale dell’indagato può essere contenuta solo con la custodia in carcere”.

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