Reddito di cittadinanza, ecco i controlli anti-furbetti: in campo il Comune di Terni, come funzionano le verifiche

Nella città dell’acciaio sono circa 2.400 le famiglie a cui viene riconosciuto il sussidio: scattano gli accertamenti su residenza e Isee, sotto la lente centinaia di assegni

Due mesi di controlli a caccia dei furbetti del reddito di cittadinanza. Nelle prossime settimane, gli accertamenti si concentreranno in modo particolare sulla residenza e sul reddito Isee dei titolari del sussidio: le verifiche saranno effettuate dagli uffici del Comune di Terni. Ecco cosa succederà.

A Terni i nuclei familiari a cui è stato assegnato il reddito di cittadinanza sono (al 17 luglio 2019) 2.415 per un totale di 5.386 persone coinvolte e un importo medio di 501,21 euro. La pensione di cittadinanza spetta invece a 429 nuclei familiari per un totale di 476 persone coinvolte con un importo medio mensile di 202,75 euro. In totale, rdc e pdc spettano a 2.844 nuclei familiari, ossia 5.862 persone, per un importo medio mensile di 457,49 euro.

I controlli delle amministrazioni locali si concentreranno sull’Isee dei nuclei beneficiari del reddito di cittadinanza. Nei prossimi due mesi il Comune di Terni – così come gli altri municipi d’Italia - deve eseguire verifiche su almeno il 5 per cento delle famiglie residenti che abbiano ricevuto il sussidio: si tratta di verificare i requisiti di almeno 120 famiglie.

Gli accertamenti sono previsti dall’accordo della conferenza Stato-Regioni. I comuni dovranno poi comunicare i risultati dei controlli ordinari (residenza e soggiorno) o straordinari (Isee) all’Inps attraverso una piattaforma informatica già esistente, di nome Gepi (Piattaforma per la gestione dei Patti per l’inclusione sociale).

I Comuni devono indicare in piattaforma tutti i tempi delle iscrizioni nei propri elenchi anagrafici e il Comune di provenienza dei nominativi su cui sono effettuati i controlli. A questo punto, le informazioni sono trasmesse dalla piattaforma digitale al precedente comune di provenienza, il quale, entro poche settimane, procede a inserire le stesse informazioni. E così via, a catena: l’operazione continua in presenza di altri comuni di provenienza fino ai due anni di residenza.

Insomma, dati che si incrociano e poi a partire da qui eventuali sanzioni: poi sarà come sempre l’Inps a indicare all’autorità giudiziaria i casi in cui sia necessario procedere.

Comuni a parte, i controlli sul reddito di cittadinanza sono portati avanti grazie a vari attori: l’Agenzia delle entrate, l’ispettorato nazionale del lavoro, la guardia di Finanza più altre autorità di controllo. Da qualche tempo 600mila nomi sono in mano alle Fiamme Gialle per esaminare i profili di rischio.

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L’Inps invece si occupa delle verifiche preventive, in altre parole deve valutare se il nucleo familiare abbia i requisiti necessari per poter presentare domanda di accesso al Rdc. Ma c’è anche l’Ispettorato nazionale del lavoro a entrare in scena, per verificare che non ci sia svolgimento di prestazioni di lavoro “in nero” da parte dei soggetti appartenenti ad un nucleo familiare beneficiario del sussidio.

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