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Rifiuti, l’impianto del futuro c’è. Ma è stato insabbiato. L’accusa: veti incrociati e politica incapace

Il progetto di Asm: venti milioni di investimento per una struttura che si dovrebbe estendere su un’area da oltre centomila metri quadrati. I dubbi del Comitato No inceneritori Terni e la “concorrenza” di Gesenu

Venti milioni – circa – di investimento per una struttura che si dovrebbe estendere su un’area da circa centomila metri quadrati e che avrebbe non solo la capacità di recuperare una quantità di rifiuti altissima, ma anche di essere utilizzato per selezionare scarti “nobili” da piazzare sul mercato. Un impianto del futuro targato Asm che potrebbe segnare il futuro prossimo del trattamento dei rifiuti sul territorio per un paio di decenni. Ma del quale, da almeno un paio d’anni.

A soffiare via la polvere da questo “mistero” è il Comitato No inceneritori Terni che accende un faro sulla questione poche ore dopo che un incendio ha danneggiato un impianto di trattamento dell’indifferenziato dell’Asm a Maratta. “Per fortuna i danni sono stati limitati – spiegano da No inceneritori - ma l’impianto sicuramente verrà posto temporaneamente sotto sequestro e nel frattempo i rifiuti finiranno direttamente in discarica, a meno che non possano subire il trattamento di separazione presso l’impianto di Orvieto”. Uno stop obbligato a cui seguiranno i conti per capire quanto costerà rimettere in funzione l’impianto incendiato.

E poi una riflessione. Perché dietro al fumo di quel rogo si nasconde la storia di un altro impianto di cui sembra si siano perse le tracce. “L’Autorità regionale su rifiuti e idrico, Auri, da due anni ha acquisito il progetto per un nuovo impianto di trattamento meccanico che è pensato in modo da recuperare la maggior quantità possibile di rifiuti ancora riciclabili e finiti per errore nell’indifferenziato. Non ci piace la parte terminale progettata per fare Css dagli scarti finali del trattamento – rileva il Comitato - ma tutta la parte di separazione con nuove tecnologie invece è un’ottima soluzione per ridurre ulteriormente lo scarto finale, sottraendolo a inceneritori e minimizzando al massimo il conferimento in discarica”.

impianto asm-2Del “nuovo” impianto Asm si parlò pubblicamente all’inizio del 2019 quando vennero anche illustrate le caratteristiche della struttura che doveva occupare una superficie di circa centomila metri quadrati e che potrebbe offrire un servizio di selezione dei rifiuti molto accurato, capace di ridurre lo scarto finale a poco più di dodicimila tonnellate l’anno. Un impianto che sembra sia stato pensato non solo per trattare l’indifferenziato, ma anche per lavorare la differenziata. “In particolare – spiega Fabio Neri, del No inceneritori – sembrava ci fosse la volontà di trasformare la struttura in una sorta di hub per la plastica, in grado di selezionare i materiali più nobili e quindi appetibili per il mercato”.

Un progetto innovativo dunque che potrebbe rilanciare Asm e contribuire a chiudere il ciclo dei rifiuti, limitando al massimo il conferimento in discarica e, ancora di più, l’incenerimento dei rifiuti. Per quel polo impiantistico era stata anche individuata una casa: l’area ex Bosco.

Nelle stesse settimane in cui Asm alzava il sipario sul suo progetto, anche Gesenu anticipava la volontà di realizzare un polo di selezione da 75mila tonnellate l’anno da realizzare nel Ternano. Una “coincidenza” che forse tale non è nel contesto della “geopolitica dei rifiuti” come la definisce Neri, e che potrebbe perdere del tutto i connotati della casualità se letta dentro ai possibili scenari del futuro prossimo del settore in Umbria.

“Abbiamo anche verificato che per questo progetto Asm potrebbe accedere a finanziamenti regionali, così come è stato per la realizzazione dell’acquedotto Terria-Pentima”, prosegue Neri. E sembra che quello stesso incartamento sia stato presentato per accedere ai fondi destinati all’area di crisi complessa Terni-Narni, venendo però escluso dalla lista dei promossi.

“Veti incrociati, potere dei gestori privati, la politica incapace di decidere e una autorità che di fatto non conta nulla – conclude il Comitato No inceneritori - sono tra le cause di questa vicenda”. Aggiungendo infine che “sarebbe interessante capire come ha gestito l’impianto ormai vetusto l’irremovibile dirigenza Asm, tra tecnici e direzioni, molti convinti inceneritoristi, quelli che ad appalto vinto per la raccolta differenziata, si accorgevano di non sapere come organizzare il porta a porta nei condomini. È solo grazie alla piena partecipazione dei cittadini ternani e all'impegno degli addetti alla raccolta se oggi vantiamo una percentuale di raccolta differenziata oltre il 70%”.

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