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Rigopiano, Alessandro ucciso da “negligenze, imperizie e violazioni di legge”

Chiuse le indagini sul crollo del gennaio 2017 in cui perse la vita il giovane ternano assieme ad altre 28 persone. Le carte dell’accusa: cosa è successo nell’hotel

“Negligenze, imperizie, violazioni di legge e regolamenti”. L’avviso di conclusione delle indagini inviato dalla procura della Repubblica di Pescara ai 25 indagati per la tragedia che il 18 gennaio 2017 costò la vita a 29 persone, tra cui il 33enne ternano Alessandro Riccetti, dipendente dell’hotel Rigopiano di Farindola, non è un semplice atto di accusa. Ma una minuziosa ricostruzione di quello che avvenne e, soprattutto, di quello che non fu fatto, nelle ore precedenti e successive successive all’emergenza. Una drammatica fotografia che cristallizza le lacune nella macchina dei soccorsi. Lacune senza le quali forse oggi si potrebbe scrivere una ricostruzione diversa di quei fatti.

Nell’elenco degli indagati compaiono il prefetto Francesco Provolo e il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco, il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il direttore dell’hotel Bruno Di Tommaso. Per tutti e per la società Gran Sasso spa le accuse parlano di omicidio e lesioni colpose, oltre a disastro colposo, abuso in atti d'ufficio, falso ideologico, abuso edilizio e omissione d'atti d'ufficio.

Quello che emerge sfogliando le 40 pagine scritte dal procuratore Massimiliano Seri e dal pm Andrea Paplia – sulla scorta delle indagini condotte dai carabinieri forestali - è l’enorme caos che contraddistinse la gestione dell’emergenza e il coordinamento dei soccorsi. Particolarmente delicata la posizione del prefetto e del suo staff ai quali viene contestato il fatto di non avere attivato “quantomeno dalle ore 9 del 16 gennaio 2017 la sala operativa della prefettura ed il centro di coordinamento dei soccorsi” e di avere inviato alla presidenza del consiglio un documento con il quale forniva invece la “falsa rappresentazione di avere attivato sala operativa e centro di coordinamento”. Inoltre, la prefettura non avrebbe individuato “tempestivamente le deficienze operative” e si sarebbe attivata “troppo tardi” nel chiedere l’intervento dell’esercito.

Ritardi questi che determinarono “le condizioni per cui la strada per l’hotel Rigopiano fosse impercorribile per ingombro di neve e di fatto rendendo impossibile ai presenti di allontanarsi, tanto più in quanto allarmati dalle frequenti scosse del terremoto della mattinata”.

Alle mancanze della macchina dei soccorsi, si aggiunsero gli allarmi valanghe sottovalutati e l’abuso edilizio che aveva trasformato un rifugio di montagna in un resort di lusso. Divenuto poi un inferno di neve, buio e fango dal quale, soltanto grazie alla professionalità di vigili del fuoco e soccorritori, riuscirono a salvarsi 11 persone.   

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