Rogo Thyssen, il ministero della Giustizia scrive alla procura di Essen: confermare l’esecuzione della sentenza

Il dicastero guidato da Alfonso Bonafede ha chiesto chiarimenti rispetto alle notizie riportate dalla trasmissione Le Iene. Pucci lascia il carcere, Moroni presenterà richiesta per i servizi sociali

Le vittime del rogo del 2007

Terni, Roma, Torino ed Essen. Il filo che lega queste quattro città comincia ad essere teso come un vero e proprio intrigo internazionale. Che parte da lontano, da quando – era il dicembre del 2007 – un rogo nello stabilimento di Torino della Thyssen costò la vita a sette operai. A undici anni da quella strage, e dopo cinque sentenze di condanna, due dei responsabili di quella strage sono ancora a piede libero. E rischiano di restare fuori dal carcere. Mentre gli altri condannati continuano a scontare la loro pena.

Le clamorose novità sul rogo Tk sono emerse nell’ultima puntata della trasmissione televisiva Le Iene, di Italia 1. Alessandro Politi ha infatti scoperto che i legali di Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager tedeschi condannati rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi, hanno depositato una memoria presso il tribunale di Essen - competente nell’applicazione della sentenza – nella quale si evidenziano “irregolarità” nei processi svolti in Italia e quindi si avanza la richiesta di non eseguire la sentenza di condanna pronuncia in Italia.

All’indomani delle rivelazioni, il ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, ha inviato una lettera ad Essen, chiedendo “chiarimenti urgenti ed eventuali aggiornamenti in merito al processo”. La missiva sollecita inoltre a confermare “la veridicità delle notizie”, chiedendo ancora una “conferma delle conclusioni, già avanzate dalla procura di Essen, con le quali si è chiesto il riconoscimento ed esecuzione della sentenza” come comunicato con una nota del novembre scorso.

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E mentre i canali diplomatici cercano di svolgere la loro funzione, la giustizia compie il suo corso. Almeno per chi si è sottoposto all’esito delle sentenze di condanna. Oltre a Espenhahn e Priegnitz, vennero condannati anche Cosimo Cafueri (responsabile della sicurezza) a 6 anni e 8 mesi, Marco Pucci (consigliere del cda) a 6 anni e 10 mesi, Raffaele Salerno (direttore dello stabilimento di Torino), 7 anni e 2 mesi e Daniele Moroni (dirigente area tecnica e servizi), 7 anni e 6 mesi. Ieri Pucci ha ottenuto l’affidamento ai servizi sociali e ha lasciato il carcere di Terni dove era detenuto dal maggio del 2016. Già nel giugno 2017 Pucci aveva ottenuto la possibilità di svolgere un lavoro esterno al carcere, come consulente in un’azienda, con obbligo di rientro in cella alle 18.30. Pucci ha anche chiesto la grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Resta in carcere, invece, l’altro manager ternano, Moroni, che ha però ottenuto il beneficio di lavorare all’esterno con obbligo di rientro in cella alle 22. Anche il suo legale, l’avvocato Attilio Biancifiori, presenterà nei prossimi mesi, appena lo permetteranno i termini, la richiesta di affidamento ai servizi sociali.

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