Rogo Thyssen, l'Usb: "Inaccettabile che i manager tedeschi siano ancora liberi"

Undici anni fa la tragedia di Torino nella quale perderò la vita sette operai, il sindacato: "Giustizia non è ancora stata fatta"

I sette operai morti a Torino

"Non possiamo accettare che ancora oggi, chi è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio di sette operai, viva tranquillo a riparo dalla giustizia". Così la Federazione Usb di Terni "celebra" amaramente l'undicesimo anniversario della tragedia alla Thyssen Krupp di Torino. "Undici anni da quella maledetta notte - dicono - da quell'incendio che ci portò via sette colleghi, bruciati vivi tra le fiamme della Linea 5, perché chi comandava aveva deciso che fosse inutile investire soldi nella sicurezza dello stabilimento di Torino, destinato alla chiusura".

"Ma ancora non si può mettere la parola fine - aggiungono - ancora i nostri colleghi e le loro famiglie non hanno ottenuto giustizia, perché ancora oggi i due manager tedeschi sono liberi. Liberi, perché la Germania non ha concesso l'estradizione. Liberi, perché dopo che la procura di Essen, accettando la richiesta del Governo Italiano di far scontare la loro pena in Germania, ha emesso un mandato di carcerazione, lo stesso non è stato ancora eseguito".

Nella puntata andata in onda lunedì, Le Iene hanno trasmesso un servizio realizzato nei mesi scorsi, dove l'inviato Alessandro Politi aveva raggiunto e rintracciato in Germania i due manager tedeschi ancora liberi, l'ex ad di Ast Harald Espenhahn, e il consigliere della Tk, Gerald Priegnitz, condannati rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e 6 anni e 10 mesi per omicidio colposo. Pena che, se verrà eseguito l'ordine di carcerazione in Germania, sarà ridotta a 5 anni ovvero il massimo previsto in terra teutonica per tale reato.  

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