Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Giustizia lumaca, dieci anni per trovare i responsabili del furto di tre carrelli della spesa. Vuoti

Condannati in primo grado dal tribunale di Terni, la vicenda arriva di fronte ai giudici della Corte di cassazione che rimanda il fascicolo indietro: caos di date e testimoni, la sentenza è da rifare

La vicenda in sé sarebbe di una semplicità disarmante. Forse anche troppo. Due persone vengono notate nel parcheggio sotterraneo di un supermercato alla prima periferia di Terni mentre caricano tre carrelli della spesa (vuoti) su un Ape. L’addetta chiama i carabinieri che in pochi minuti arrivano e intercettano il furgoncino. Fatto. Da quel giorno però è iniziata un’odissea giudiziaria degna delle migliori trame da romanzo giallo.

Anzitutto, di che giorno si tratta? Il 7 maggio del 2019 la Corte di appello di Perugia conferma la sentenza di condanna emessa dal tribunale di Terni il 9 marzo del 2017 che aveva riconosciuto le due pe4sone responsabili di “furto aggravato commesso in Terni il 20 aprile 2010”. Se così fosse, i nove anni trascorsi dal furto alla sentenza di secondo grado potrebbero sembrare già un’eresia. Ma non è tutto.

Uno degli avvocati dei due condannati porta il fascicolo dinanze ai giudici della Corte di cassazione e “denuncia, con un solo motivo, il vizio di motivazione, deducendo la mancata corrispondenza tra i fatti di cui alla querela sporta dal responsabile del supermercato (…) di Terni, quelli illustrati nel capo d'imputazione e quelli processualmente accertati, dal momento che i testi ascoltati nel dibattimento avevano riferito di un furto accaduto il 20 aprile 2010, come riportato nel capo d’imputazione, mentre il verbale di perquisizione cui si era riferito il teste (…) riportava la data del 26 giugno 2012 e la querela sottoscritta dal (direttore del supermercato) recava la data del 26 marzo 2012”.

Un pasticcio a cui si rifà anche l’altro avvocato, che ricorre sottolineando che il suo assistito è stato condannato “per un furto verificatosi il 26 giugno 2012, a dispetto del capo di imputazione nel quale gli era stato contestato un furto consumato il 20 aprile 2010”.

Durante il processo di primo grado, “i testimoni escussi in dibattimento” hanno “risposto alle domande del pubblico ministero dando ragguagli di un furto avvenuto il 20 aprile 2010. Eppure, “la sentenza di primo grado esordisce, in linea con la contestazione, evidenziando come il direttore del supermercato in data 20 aprile 2004 fosse stato avvisato dalla dipendente (…) che due individui, a bordo di un Ape, stavano caricando, nel parcheggio sotterraneo del supermercato, alcuni carrelli della spesa appartenenti al suddetto supermercato e come avesse immediatamente avvisato i carabinieri, che bloccavano un Ape Piaggio in zona Fiori, che portava sul cassettone tre carrelli della spesa”.

Insomma: 2004, 2010 o 2012? “Dai verbali delle prove assunte nel dibattimento, allegati al ricorso per Cassazione emerge, d’altro canto, come i testimoni avessero riferito di un fatto verificatosi il 20 aprile 2010 alle ore 11 antimeridiane, di modo che non è dato comprendere, con la necessaria chiarezza, se il fatto oggetto di accertamento sia stato il furto di tre carrelli, commesso il 20 aprile 2020 (in questo caso, a riportare una data sbagliata è l’ordinanza emessa dalla Cassazione, ndr), come contestato agli imputati e come ritenuto dal tribunale, ovvero il furto sempre di tre carrelli, commesso il 26 giugno 2012, come, invece, ritenuto dalla Corte di appello”.

Non si sa. L’unica cosa certa è che la vicenda – dieci o otto anni che siano, per il furto di tre carrelli vuoti sono comunque un’eresia – non è ancora conclusa. Perché il 27 ottobre 2020 (questa data è certa) i giudici della quinta sezione della Corte di cassazione hanno stabilito di annullare la sentenza impugnata e di rinviarla per “nuovo esame” alla Corte di appello di Firenze.

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