Cronaca

L’ultimo giorno di Barba Corvi: la corsa a svuotare i conti correnti e poi quel “buco nero” di mezz’ora

Il tradimento scoperto, i prelievi di contanti e quel messaggio inquietante: “Non ti dispiacere se per qualche giorno non ci vediamo”. La ricostruzione degli inquirenti del 27 ottobre di dodici anni che ha inghiottito nel nulla la giovane mamma di Amelia

Prima di scandire gli ultimi minuti di Barbara Corvi, l’orologio che ha inghiottito la vita della giovane madre di Amelia, scomparsa il 27 ottobre del 2009 quando aveva 35 anni, ha fatto segnare almeno altri due momenti a cui si appuntano gli esili fili di questa storia.

Se è vero che il matrimonio tra Barbara e Roberto Lo Giudice sembrava essere agli sgoccioli, è probabile che la vicenda che ha fatto finire in manette il marito con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere, già da tempo covasse sotto la cenere. “Gelosia e soldi”, ha detto Alberto Liguori, procuratore della Repubblica di Terni, ipotizzando il possibile movente che avrebbe spinto l’uomo ad uccidere la madre dei suoi due figli.

Ecco dunque come gli inquirenti ricostruiscono non solo il giorno della scomparsa, ma anche i fatti cruciali che si sono verificati nelle ore immediatamente precedenti a quella data.

L’incubo dei creditori

Davanti ai magistrati Lo Giudice ha raccontato “di essere stato informato dal proprio legale, il 23 ottobre, che essi avevano perso una causa civile e pertanto costui aveva consigliato loro, in previsione di una futura condanna al risarcimento, di spostare il patrimonio aziendale, intestandolo ad altre persone, al fine di sottrarsi ad eventuali azioni di esecuzione mobile ed immobiliare: pertanto, secondo la versione del Lo Giudice, di comune accordo con la moglie, essi avrebbero deciso di vendere le autovetture, fare il passaggio di proprietà del negozio (…) nonché dell’abitazione in favore del fratello Maurizio e poi della moglie Parisi Carmela”.

Il tradimento scoperto

“Quanto agli avvenimenti in procinto del giorno della scomparsa (…) alle ore 13.45 del 26.10.2009” l’ex amante di Barbara aveva ricevuto un messaggio telefonico dalla donna “con il quale lo informava che la sua compagna, a sua insaputa, aveva incaricato un investigatore che avrebbe documentato fotograficamente la loro relazione e che pertanto, dinnanzi all’evidenza, ella aveva ammesso tali fatti”. L’uomo riferiva ancora che “Barbara gli aveva comunicato, nel primo pomeriggio del 23 ottobre, che suo marito avrebbe dovuto incontrarsi con la Pedinelli, esprimendogli pertanto il timore che la loro relazione fosse stata ormai definitivamente scoperta”. Alle 18.15 di quello stesso giorno, l’uomo riceverà tramite Messenger “un messaggio dalla Corvi che evidenziava l’intento di suicidarsi” e che invece, sostengono gli investigatori, sarebbe stato inviato da Maurizio Lo Giudice che aveva scoperto le password del computer di Barbara. La stessa Barbara che, ha riferito infine l’uomo agli inquirenti, “gli aveva detto di non dispiacersi se per qualche giorno non si fossero visti”.

L’ultimo giorno

La ricostruzione della procura della Repubblica di Terni dice che la mattina del 27 ottobre – giorno della scomparsa – Maurizio e Barbara fanno il giro di banche e uffici postali, oltre a visitare la loro agenzia assicurativa. “Gli accertamenti bancari condotti – ritengono gli inquirenti - hanno dimostrato che fu proprio lo stesso Lo Giudice ad incamerare le somme prelevate dai conti correnti e dallo svincolo dei fondi: infatti si è verificato che Barbara possedeva un libretto di risparmio nominativo che, il 24 ottobre 2009, in compagnia del marito, ella estingueva prelevando in contanti la somma di euro 1.740, oltre alle ulteriori somme di euro 1.500 e 1.200 prelevate da entrambi il giorno 27 ottobre 2009 dai conti correnti bancari; sempre il giorno della scomparsa, Barbara, accompagnata dal marito, disinvestiva due polizze assicurative riversando il premio di euro 7.000 e 10.000 euro su un libretto postale ai due cointestato; da tale libretto postale veniva prelevato l’importo, pari ad euro 11.820, che veniva fatto confluire in un assegno circolare successivamente versato in banca dal Lo Giudice in data 28 ottobre (il giorno dopo la scomparsa di Barbara, ndr); costui effettuava ulteriori prelievi dal libretto postale nelle date dell’ 1 1,12 e 13 novembre per un importo totale pari a 18.260 azzerando di fatto il libretto suindicato”. Il 30 ottobre, infine, Roberto “versava in banca tre assegni per un totale di euro 2.660 e, nel contempo, prelevava 12.000,00 euro in contanti, mai menzionati dallo stesso. In conclusione – è scritto nell’ordinanza - unico ad avere effettuato prelievi consistenti era stato proprio il Lo Giudice, posto che non risultava riscontrato alcun ammanco, come da lui riferito, ascrivibile a Barbara nei mesi primavera-estate 2009”.

Alla fine della mattinata Barbara torna a casa, “diversamente dal Lo Giudice” poiché il suo telefono “alle 13.13 aggancia una cella incompatibile con la loro abitazione, contrariamente a quando da lui affermato”. Rientra presumibilmente “solo dopo le ore 13.49, avendo a quest’ora effettuato una telefonata al figlio Giuseppe che si trovava in casa e che altrimenti non avrebbe ragionevolmente chiamato. Certo è che, alle ore 15, il LO GIUDICE si trovava nella abitazione perché la cognata Corvi Irene ha riferito di avere visto Barbara e Roberto che stavano parlando”.

Il buco nero comincia alle 16: “Da questo momento di essi si sono perse le tracce. Si sa però che tra le 14.01 e le 17.01 il telefono cellulare di Lo Giudice ha fatto registrare sette telefonate ed un sma, impegnando la cella 10c. Colle Raganella a Montecampano (quindi ragionevolmente egli si trovava a casa) nel cui lasso temporale, alle ore 16.54, chiamava il suo commercialista (…); dalle 17.01 alle 17.38 il telefono non ha fatto registrare alcun impulso e quindi non ha consentito la sua localizzazione; alle 17.38 il telefono richiamava il commercialista e ha agganciato la cella che comprende Vasanello, Orte e la zona più a sud di Montecampano (quindi il Lo Giudice era fuori di casa) per poi essere stato visto a Fornole tra le ore 17.30/18” da un testimone in un bar. Il teste ha raccontato di avere visto Lo Giudice “con gli occhi gonfi come se avesse pianto”. Alle 18 circa Lo Giudice ha incontrato il figlio Salvatore e poi la cognata Corvi Irene; alle ore 18.12 è stata registrata la telefonata in cui” il commercialista “chiamava Lo Giudice per avvisarlo che era in procinto di arrivare all’appuntamento, quindi alle 18.30/18.35 è avvenuto l’incontro (…) e infine alle ore 18.57 Lo Giudice richiamava il figlio Salvatore”.

Gli inquirenti dicono dunque che dalle 16 alle 17.30/18 vi è un “buco nella ricostruzione” di LO Giudice “posto che nessuno di tutti i soggetti escussi ha riferito di averlo visto; né è stato possibile acquisire i tabulati del telefono della vittima, perché l’apparecchio era andato distrutto nel corso di una lite occorsa la sera precedente alla scomparsa”.

Alle ore 21.06 e 21.43 di quello stesso giorno, Lo Giudice chiamava il fratello Maurizio, “il cui telefono aggancia la cella a La Spezia, e poi l’utenza in uso a suo fratello Giovanni, che si trovava a Reggio Calabria”. Maurizio arriverà ad Amelia il 30/31 ottobre, il fratello Giovanni il giorno successivo. Di Barbara, invece, non si sa più nulla.

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