Cronaca Amelia

Caso Corvi, Roberto Lo Giudice resta in libertà: respinto il ricorso della procura di Terni

La Corte di Cassazione conferma la decisione del tribunale del Riesame che lo scorso aprile aveva scarcerato il marito della donna scomparsa da Amelia ad ottobre 2009

Roberto Lo Giudice resta in libertà. I giudici della prima sezione della Corte di Cassazione hanno infatti respinto il ricorso presentato dalla procura della Repubblica di Terni contro la decisione del tribunale del Riesame che lo scorso 22 aprile aveva disposto la scarcerazione dell’uomo, arrestato il 30 marzo con le accuse di omicidio e occultamento del cadavere della moglie, Barbara Corvi, scomparsa da Amelia il 27 ottobre 2009.

L’udienza di fronte alla Suprema corte si è tenuta nella giornata di giovedì. Il procuratore generale aveva chiesto il ripristino dell’ordinanza di custodia cautelare mentre i legali del 49enne di origini calabresi, gli avvocati Cristiano Conte e Giorgio Colangeli del foro di Roma, hanno continuato a ribadire l’estraneità ai fatti del loro assistito.

“Rispetto le decisioni dei giudici e ne prendo atto. Una volta lette le motivazioni, determinerò il da farsi”. Così il procuratore di Terni, Alberto Liguori, commenta con l’Ansa il rigetto da parte della Cassazione del ricorso contro l’annullamento, deciso dal tribunale del riesame di Perugia.

Secondo la ricostruzione della procura ternana, Lo Giudice avrebbe ucciso la moglie Barbara lo steso giorno della sua scomparsa per poi far sparire il cadavere. Gelosia e questioni economiche sarebbero il movente dell’omicidio.

Sulla vicenda intervengono anche gli avvocati difensori di Lo Giudice, Cristiano Conte e Giorgio Colangeli. “La Cassazione - spiegano all’Ansa - conferma la bontà della decisione del tribunale del Riesame di Perugia. Sulla vicenda della scomparsa di Barbara Corvi sono assolutamente aperte altre alternative, in particolare che la donna si sia allontanata volontariamente, ipotesi altrettanto plausibile accanto a quella dell'omicidio”. I legali ora si aspettano l’archiviazione dell’inchiesta. L’avvocato Conte invita a “non dimenticare che il tribunale di Perugia pone anche dei dubbi, degli elementi di sospetto, rispetto ad altre situazioni e comportamenti altrettanto anomali”.

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