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Giovedì, 18 Aprile 2024
Cronaca

Sparita nel nulla da quattordici anni e senza un colpevole: un altro buco nero sul caso Barbara Corvi

La procura di Terni chiede ancora l’archiviazione per Roberto Lo Giudice: “Non ci sono gravi indizi di colpevolezza in ordine all’omicidio della moglie”. La famiglia pronta ad opporsi alla decisione

Venti maggio 2015. Quattro gennaio 2022 e ora febbraio 2023. Tre date a cui se ne aggiunge una quarta: 27 ottobre 2009. Da allora, di Barbara Corvi non si ha più nessuna notizia. Scomparsa dalla sua casa di Montecampano di Amelia, dove viveva assieme al marito, Roberto Lo Giudice, e ai due figli.

Per quella scomparsa, al centro dell’inchiesta e dei sospetti è finito il marito. Scagionato già per due volte e per il quale adesso la procura della Repubblica di Terni si appresa a chiedere una nuova archiviazione: “Gli sforzi istruttori condotti - spiega una nota diffusa dal procuratore della Repubblica di Terni, Claudio Cicchella - confermano le conclusioni già rassegnate in atti il 4 gennaio 2022: anche all'esito degli approfondimenti istruttori disposti, il quadro indiziario non consente di ritenere, pur se letto congiuntamente con gli altri elementi emersi dall’ampia attività investigativa in relazione alla scomparsa di Barbara Corvi, la sussistenza nei confronti dell’indagato di gravi indizi di colpevolezza in ordine all’omicidio della moglie. Ne consegue che non si è formato un quadro indiziario idoneo a supportare una ragionevole prognosi di condanna”. Da qui la decisione di “formulare una nuova richiesta di archiviazione” che ora dovrà essere valutata dai giudici.

In questi mesi sono stati riascoltati alcuni testimoni, tra cui l’uomo con cui Barbara intratteneva una relazione, che sarebbe stata poi la miccia che ha innescato la lite appena precedente alla scomparsa della donna. Una attività investigativa che ha seguito l’approfondimento di indagine che nel marzo del 2021 aveva portato in carcere Lo Giudice, ma che forse arriva fuori tempo massimo rispetto ai fatti. E che, nonostante gli sforzi che – probabilmente – sono stati fatti per rintracciare un briciolo di verità per questa storia, ha tralasciato alcuni elementi che si sarebbero potuti rivelare fondamentali.

Chi sa, parli: è stato l’appello lanciato in più occasioni dai famigliari della mamma amerina. Che hanno sollecitato gli investigatori a stringere la lente non solo sugli ambienti famigliari di Lo Giudice, ma anche su possibili amicizie e frequentazioni. Così come il tribunale del Riesame, nel provvedimento che ha poi portato alla scarcerazione dell’uomo, sollecitava ad estendere il raggio delle ricerche anche in altre direzioni: “La donna potrebbe essersi allontanata”, scrivevano i giudici, sottolineando come non si fossero del tutto diradati i sospetti sull’ex amante e sollecitando a verificare anche l’eventuale “pista” di Prato.

Il corpo di Barbara non è mai stato trovato e dunque l’ipotesi su cui la famiglia – assistita dall’avvocato Giulio Vasaturo – insiste è quella dell’omicidio e non di un allontanamento volontario. Probabile che i famigliari decidano di opporsi a questa nuova richiesta di archiviazione, sperando che nel frattempo, in un sussulto di verità, chi sa si decida a parlare. E a rispondere alla domanda che da quattordici anni resta irrisolta: dov’è Barbara?

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