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"Gelosia e soldi, ecco perché è stata uccisa Barbara Corvi". Le intercettazioni shock

Scomparsa da Amelia dodici anni fa, aveva trentacinque anni e due figli: in manette il marito, Roberto Lo Giudice, accusato di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. Indagato anche il fratello di lui. Il procuratore Liguori: progetto criminoso favorito dalla mentalità mafiosa

Depistaggi, bugie, silenzi. Ma anche premeditazione per un “progetto criminoso” favorito dalla “mentalità mafiosa”. Per ricostruire gli ultimi passaggi dell’inchiesta che ha portato in carcere Roberto Lo Giudice, il procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, ritorna a quel pomeriggio di dodici anni fa. È il 27 ottobre del 2009. E nella ricostruzione fornita dal marito rispetto alle ultime ore di Barbara Corvi, giovane mamma amerina, c’è un “buco” che va dalle 16 alle 17.40, circa.

spoti, liguori, milani-2Barbara e Roberto sono in casa. A pranzo c’è stata una scenata per ragioni di gelosia dopo che il marito ha scoperto la relazione extraconiugale della donna, 35 anni e due figli piccoli. “In realtà – spiega Liguori – Lo Giudice sapeva di quella relazione già da tempo. E anche lui, all’epoca, aveva già un’amante”. La sorella della cognata che, pochi giorni dopo la scomparsa della moglie, sarà con lui ad Amelia e poi al La Spezia.

Insomma, quella lite – con tanto di telefono cellulare della moglie scaraventato in terra e rotto – era una messinscena. Una delle tante lungo la strada che ha portato fino ai fatti contestati ora dalla procura della Repubblica di Terni: omicidio volontario, premeditato ed aggravato oltre a soppressione o distruzione di cadavere.

Le cose tra Roberto e Barbara non vanno bene già da un po’. E ad aggravare la crisi c’è anche la difficile situazione finanziaria in cui versa una delle attività di famiglia. I creditori bussano alla porta e la relazione balbetta. Sono questi i “moventi” che ora la magistratura ipotizza a carico di Lo Giudice. Che più di un mese prima rispetto a quei fatti – è il 21 settembre - avrebbe fatto installare due software sul computer di Barbara. Se ne sarebbe occupato Maurizio Lo Giudice, fratello di Roberto: il primo si chiama mailpv e serve a “scoprire” le password di accesso alle caselle di posta elettronica. Una settimana dopo, il 28 settembre, sempre dalla sua casa di La Spezia, Roberto inserisce un altro programma: iepv e, anche questo, serve a “svelare” le chiavi di accesso ai siti intenet.

Attraverso queste chiavi si potrebbe spiegare il messaggio che il giorno prima della sua scomparsa, Barbara invia tramite messenger alla madre: “Sono sfinita, ho deciso di farla finita”, c’è scritto. Prova, almeno secondo Lo Giudice, che quella fuga era volontaria. Così come dimostrano – sempre secondo Lo Giudice – i vari prelievi dai conti correnti della famiglia per una cifra prossima ai ventimila euro.
Barbara, dunque. Stufa di questa relazione, avrebbe messo in tasca tutti i suoi risparmi per andarsene via. “Sto bene”, è scritto poi in due cartoline che arriveranno a casa Lo Giudice ad inizio novembre 2009. Vengono da Firenze e a scriverle dovrebbe essere stata proprio. Peccato però che la grafia non sia la sua. E ad oggi, non si sa a chi appartenga.

caserma carabinieri terni3 (3)-2Secondo la magistratura, invece, queste sono tutte tessere che Lo Giudice ha composto ad arte per depistare l’attività degli inquirenti. A cominciare dalla sera stessa della scomparsa, quando il padre di Barbara preme per avvertire i carabinieri, ma Lo Giudice frena, rallenta. I carabinieri saranno allertati solo il 30 ottobre.

Il puzzle, al contrario, lo ricostruiscono gli inquirenti ripescando tutti gli atti dell’inchiesta archiviata nel 2015 e “valorizzando” alcuni elementi investigativi. Lo sforzo degli inquirenti è stato più volte ricordato dal procuratore Liguori, che ha sottolineato il lavoro svolto dal maggiore Elisabetta Spoti, comandante del nucleo investigativo del comando provinciale, ma anche il luogotenente Ferrante e Massimo Cardarelli, della polizia giudiziaria.        

Elemento di notevole importanza rispetto alla accelerazione delle nuove indagini sono state le dichiarazioni rese da tre collaboratori di giustizia, appartenenti o prossimi al clan dei Lo Giudice, importante famiglia di ‘ndrangheta. Tutti hanno riferito “elementi concordanti” relativi alla vicenda della povera Barbara, andando così a comporre un cerchio che nel tempo si è sempre più stretto attorno a Roberto Lo Giudice.

Centrale la testimonianza dei vicini di casa che, al contrario di quanto raccontato da Lo Giudice, quel pomeriggio, fra le 16 e le 17.40, non hanno visto muoversi nessuno dalla villetta di Montecampano di Amelia. Da qui, il “buco” cui fa riferimento Liguori e durante il quale, verosimilmente, potrebbe essere accaduto l’omicidio. Tanto più che Lo Giudice verrà visto intorno alle 17.40 nei pressi di una tabaccheria e chi lo ha visto ne parla come di una persona dall’apparenza “sconvolta”.

La gelosia, poi, per la relazione di Barbara con Carlo. E la sua storia extraconiugale, che si conclamerà poche settimane dopo la scomparsa di Barbara, quando Lo Giudice, di passaggio ad Amelia nel tragitto fra la Calabria e la Liguria, dove si stabilirà per qualche tempo, chiama il figlio più piccolo: “Ho una sorpresa per te – dice, intercettato – Ci vediamo fuori dalle mura di Amelia”, dove presenterà al ragazzo la sua nuova compagna.

I soldi, ancora. Nei giorni precedenti e immediatamente successivi, Lo Giudice avrebbe fatto piazza pulita nei conti correnti di famiglia. Per sottrarli ai creditori, è vero. “Ma anche per altri scopi”, dice Liguori. Continuando quel disegno per il quale aveva messo in piedi un “via vai” di pratiche fra notai e commercialisti, con trasferimenti di proprietà e prelievi di denaro.

caserma carabinieri terni3 (2)-2Infine, il precedente. Nelle carte dell’inchiesta è finita anche la sentenza che nel 2013 ha condannato a trent’anni di carcere due persone per l’omicidio di Angela Costantino. Aveva venticinque anni, quattro figli. Era sposata con un altro dei fratelli Lo Giudice, Pietro. Anche lei è sparita nel nulla, anche di lei – dopo quella scomparsa – erano arrivate un paio di cartoline ai familiari. Sempre da Firenze.

E in conclusione, le intercettazioni. Ce n’è una, raccolta a “settecento chilometri da Amelia”. Uno dei familiari di Lo Giudice gli chiede come mai si trovi lì e perché, al contrario, non stia con i figli. “Ma tu, c’entri in questa vicenda”, domanda. “Sì c’entro anche io”.

Elementi questi sufficienti a far chiedere alla procura un provvedimento di custodia cautelare in carcere per Roberto Lo Giudice. “C’è il pericolo della reiterazione del reato”, dice Liguori, elencando le contestazioni, che poi sono le stesse a carico di Maurizio Lo Giudice, che resta nell’inchiesta come indagato.

L’ultima domanda. “Dov’è Barbara?”, si legge nei brogliacci delle intercettazioni. La risposta, sarebbe meglio non fosse stata trascritta. “Ha fatto la fine di quell’altra. E tu smettila di fare domande”.   

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